Lo strano caso di Antonella Napoli

Antonella Napoli è una giornalista di sinistra. E’ attiva nell’associazione “Articolo 21“, è una paladina dei cosiddetti “diritti dell’uomo“; purtroppo scrive anche di Turchia, di cui dà un’interpretazione catastrofista e poco rispondente ai fatti.

Ve ne parlo perché – un caso ancor più grave mi è capitato con quelli di Kaleydoskop – è stata protagonista di un episodio curioso che mi riguarda e che è lo specchio fedelissimo del fondamentalismo di queste persone.

Insomma: da una parte è tutto uno sbraitare di diritti calpestati, di libbbertà di stampa e di tutto il resto, di autoritarismo e di democrazia negata… poi però quando qualcuno si azzarda a contestarle, ti fanno scrivere dall’avvocato per farti tacere o comunque – è il caso di questa Antonella Napoli – ti bannano su Facebook.

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Al di là del gesto infantile, a me per l’appunto interessa mettere in evidenza la contraddizione di fondo di questi comportamenti. Ma perché sono stato bannato? L’ho offesa, forse? Beh, no. Mi sono limitato a sbeffeggiarla per la presentazione – fatta dalla redazione, non da lei – di un suo articolo su Left (ovviamente, l’impostazione è anti-Erdoğan: ma se parli solo con gli oppositori e per giunta hai una tua tesi precostituita, cosa può uscirne fuori?) in cui si definisce la fase di difficoltà dell’economia turca… come la più grave recessione nella storia del Paese.

Il punto è che la recessione – due trimestri di crescita negativa – ancora non c’è, in Turchia (e neanche è sicuro che arrivi): quindi quest’affermazione è oggettivamente risibile! Però, per l’appunto, per queste persone la libertà è esclusivamente quella di essere d’accordo con loro: altrimenti, avvocati e ban.

Capito? Ecco: che questo post vi sia invece di monito, questi paladini della libertà a senso unico NON meritano né la vostra attenzione né la vostra fiducia; non vi raccontano i fatti, ne danno un’interpretazione distorta a partire dalla loro visione del mondo che non ammette sfumature e critiche.

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