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Ararat, tra cultura curda e terrorismo del Pkk

Ararat

Ararat è il nome scelto per una sorta di centro sociale etnico, legato all’estrema sinistra. Si trova a Roma, nasce dall’occupazione di un luogo storico: l’ex mattatoio di Testaccio. Ne ho scoperto l’esistenza ieri, quando mi sono imbattuto in immagini dei festeggiamenti primaverili di Newroz (21 marzo).

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In primo piano, un bel falò e danze popolari: quindi, fin qui tutto bene. Ma poi, spostando lo sguardo sui dettagli, sono comparsi dei simboli politici: bandiere del Pkk, l’organizzazione terroristica curda che ha seminato distruzione e morte nel sud-est della Turchia ma che in Italia ancora trova – per la presenza di rifugiati curdi, per convergenza ideologica – sostegno mediatico e politico.

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Ararat si presenta come centro culturale di riferimento per curdi e armeni, vi si svolgono per l’appunto serate culinarie a tema, danze popolari in costume, corsi di lingua, conferenze: anche in questo caso, fin qui tutto bene. Ma poi, cercando sul web, compaiono riferimenti ad attività chiaramente politiche: festeggiamenti per il compleanno del leader del Pkk, Abdullah Öcalan, all’ergastolo in Turchia; scioperi della fame per la liberazione o almeno la fine dell’isolamento di Öcalan; manifestazioni a favore dell’Hdp, la vetrina politica dei terroristi.

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Negli ultimi anni sono comparsi murales in onore dello Pyd/Ypg: il ramo siriano del Pkk, che ha combattuto come forza mercenaria degli Usa contro l’Isis e ha creato un’entità politica governata in modo dittatoriale (parlano di “democrazia”, ma lì non si è mai votato: comanda chi imbraccia le armi!). Tutto questo alla luce del sole.

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Mi chiedo: è legale tutto ciò? E’ legale che in Italia si faccia apertamente il tifo per un’organizzazione terroristica e per il suo leader? Immagino cos’accadrebbe se in un locale appartenente a un’associazione islamica spuntasse fuori un poster di bin Laden: carcere ed espulsioni per tutti, processi mediatici contro. tutti i musulmani, In questo caso, invece, sembra che nessuno abbia niente da dire.

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