Assassinio sull’Orient Express

Ho approfittato di quest’estate per leggere – in alcuni casi, rileggere – vari libri di argomento turco, tra romanzi e approfondimenti storici; altri ne ho acquistati e sono attesa delle mie attenzioni, altri ancora li ho inseriti nella mia sterminata “wish list” su Amazon.

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Ho finalmente letto Murder on the Orient Express di Agatha Christie, un libro mitico che ha ricchi ed evidenti legami con la storia di Istanbul: quella storia che scoperto attraverso mostre e visite al Pera Palace in cui ha soggiornato e lavorato la scrittrice (ve ne ho parlato nel corso degli anni), dove c’è una stanza – la 441, se non ricordo male – arredata “a tema”.

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Francamente, mi aspettavo qualcosa di diverso, di più appassionante: sì, i meccanismi narrativi sono coinvolgenti e il finale autenticamente a sorpresa (no, non ci sarei mai arrivato); d’altra parte, Istanbul è solo rapido sfondo e contorno e per giunta Poirot scende non al Pera Palace ma al Tokatlıyan (oggi ha perso dei piani adibiti ad altra funzione e tutto il suo splendore).

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Soprattutto ho trovato le descrizioni e lo sfarzo della vita sul treno più famoso e lussuoso del mondo non abbastanza gratificanti: anche in questo caso sfondo e non ulteriore personaggio come avevo immaginato, capace di brillare autonomamente. Mi aspettavo ben altro altro, insomma.

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