Attentato a Sultanahmet, prime analisi

Sultanahmet

(già pubblicato su Look Out News)

L’attacco di oggi a Istanbul nel cuore turistico di Sultanahmet – di fronte alla Moschea blu, dove c’è l’obelisco di Teodosio che adornava l’antico ippodromo romano – è nato con ogni probabilità in Siria: un blowback in piena e tragica regola per il coinvolgimento della Turchia nella guerra civile al suo confine sud-orientale. Le autorità di Ankara hanno infatti parlato di un attentatore suicida – uno solo – che si è fatto esplodere tra i turisti, provocando 10 morti e 15 feriti (in maggioranza tedeschi, a quanto pare). Questi primi dati non sono stati però aggiornati, è stato imposto il silenzio ai media sui fatti e sulle indagini: la stessa piazza dell’ippodromo è stata transennata immediatamente, a noi giornalisti non è stato consentito l’accesso.

Siria può dire in effetti due cose: il sostegno dato sin dall’inizio ai gruppi anti-Assad (le opposizioni, i turcomanni, apparentemente anche alcune fazioni jihadiste), la stretta anti-Daesh – con arresti, espulsioni, operazioni contro centri logistici e di reclutamento – intensificata soprattutto a partire dal 2015. E mentre la crisi con la Russia può far pensare a una matrice congiunta Damasco-Mosca, le modalità dell’attentato – attacco suicida e non autobomba, come a Reyhanlı sulla frontiera turco-siriana nel maggio del 2013 (50 morti, 150 feriti) – fa invece propendere per un’azione dello stato islamico, come già avvenuto quest’estate prima a Suruç e poi ad Ankara. Dopotutto, nelle scorse settimane sono state ripetutamente diffuse notizie su attentati sventati, anche a Istanbul: e Sultanahmet, nella sua conformazione e in quanto magnete che attira turisti spesso in gruppi organizzati, è obiettivo sensibilissimo e ventre molle della città.

Passano invece in secondo piano altre ipotesi (al di là di quelle smaccatamente complottiste, che tracciano paralleli – non si capisce bene su che basi – con la strategia della tensione in Italia): gruppuscoli di estrema sinistra che hanno come obiettivi preferenziali le forze di polizia, oppure i terroristi del Pkk che pure in passato hanno organizzato attentati suicidi ma che non hanno alcun interesse – vengono infatti presentati in modo quasi favorevole da alcuni organi di stampa occidentali – a rivestire per l’opinione pubblica il ruolo dei cattivi.

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2 commenti su “Attentato a Sultanahmet, prime analisi

    • Giuseppe Mancini il said:

      un crollo non direi, sicuramente ci saranno ripercussioni negative (ma la Turchia non è solo Istanbul, Istanbul non è solo Sultanahmet: anzi, magari è il caso che le autorità turche diversifichino molto di più la loro offerta)

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