Ayasofya è di nuovo una moschea

(articolo pubblicato su Il Giornale dell’Arte il 24 luglio 2020, con il titolo “Riaperta la grande moschea di Ayasofya“)

Da venerdì 24 luglio, Hagia Sophia o Ayasofya (la chiesa della Sapienza divina di Costantinopoli, costruita nel 537) è tornata a essere una moschea: con la preghiera solenne di mezzogiorno recitata davanti al presidente turco Recep Tayyip Erdogan (anzi, è stato proprio lui a recitare i primi versetti del Corano) e in diretta televisiva. Lo era già stata per quasi cinque secoli, dalla conquista ottomana di Maometto II nel 1453 alla decisione del presidente Mustafa Kemal Atatürk nel 1934 di trasformarla in museo: priva cioè di funzioni religiose, aperta alle visite turistiche con biglietto d’ingresso.

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Ayasofya

La decisione formale era già arrivata due settimane prima, con un decreto presidenziale che ha fatto seguito a una pronuncia formale del Consiglio di Stato sulla revoca dello status museale. In realtà, un regime ibrido era già stato creato nel 1991 per iniziativa del presidente Turgut Özal: quando uno degli edifici del complesso (non la chiesa vera e propria, abbellita da marmi pavimentali preziosi e mosaici con foglia d’oro) era stato adibito al culto; poi dal 2016 si erano svolte alcune cerimonie di lettura del Corano in speciali ricorrenze del calendario islamico, fino alla rievocazione della conquista del 1453 organizzata il 29 maggio di quest’anno.

I motivi politici della decisione di Erdogan e il contesto in cui sono maturati sono ben noti: esigenze politiche interne, dovute a difficoltà economiche e di conseguenza elettorali; volontà di rivendicare per la Turchia un ruolo di guida del mondo islamico, in ambito sia regionale mediorientale sia globale. Del resto, la riapertura al culto della «Grande moschea di Ayasofya» era da decenni il sogno condiviso e sempre più esplicito sia del movimento politico d’ispirazione islamica, sia della destra nazionalista (due fazioni attualmente alla guida congiunta del paese).

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La mossa del presidente turco ha però suscitato allarmi da parte dell’Unesco, dell’Icom, dell’Icomos e di studiosi di tutto il mondo. Questi nei loro appelli hanno sollevato perplessità sul futuro delle strutture e delle decorazioni di Hagia Sophia, in termini sia di accessibilità sia di conservazione. La chiesa-moschea, già museo, fa infatti parte del patrimonio mondiale dal 1985, la sua specificità è quella di offrire ai visitatori elementi architettonici e cultuali propri sia dell’islam sia del cristianesimo, giustapposti gli uni agli altri.

Le risposte da parte delle autorità turche sono state di due tipi. In primo luogo, è stato stilato un protocollo d’intesa tra il Ministero della cultura e del turismo da una parte e il Direttorato per gli affari religiosi dall’altro per la divisione dei compiti; in sostanza, nonostante l’abolizione dell’istituzione museale, tutto ciò che riguarda la conservazione di Ayasofya continuerà a essere di competenza ministeriale.

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In secondo luogo, sono state date assicurazioni totali sulla visibilità delle immagini cristiane di età bizantina; d’altra parte, verrà abolito il biglietto d’ingresso e la struttura diventerà quindi (al di fuori degli orari delle cinque preghiere quotidiane) a entrata libera e gratuita. Nelle due settimane d’interregno sono apparse indiscrezioni e qualche foto, oggi è stato possibile giudicare i primi interventi: grandi tappeti verdi «testa d’anatra», con motivi ottomani; pannelli rossi che nascondono le impalcature per restauri da tempo in corso; veli che coprono, parzialmente, i mosaici della Madonna con Bambino e dell’arcangelo Gabriele sulla volta dell’abside (verranno alzati solo durante le preghiere).

L’impatto non è esteticamente gradevole, ma neanche devastante. Rimangono però da capire alcuni dettagli per il futuro: se tutti gli altri mosaici e affreschi rimarranno visibili; se dopo le preghiere verranno rimossi i tappeti che ricoprono i marmi pavimentali (ma l’omphalion imperiale in opus sectile, con cerchi in porfido, era libero); se la nuova configurazione istituzionale consentirà le attività internazionali di ricerca e di restauro che negli ultimi decenni hanno arricchito le conoscenze su questo straordinario edificio.

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