Aynalıkavak Kasrı‎, la perla ottomana del Corno d’oro

Approfittando di un impegno di lavoro lì nei pressi (al centro congressi Haliç), ieri sono andato a vedere un altro dei luoghi sorprendenti di Istanbul: Aynalıkavak Kasrı‎, un padiglione ottomano nel quartiere di Hasköy per molto tempo abitato dalla minoranza ebrea. Arrivarci è semplicissimo: basta prendere uno dei tanti autobus della serie 47 al capolinea di Eminönü (a pochi metri dal ponte di Galata), si scende dopo 10-15 minuti all’omonima fermata.

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Il resto del quartiere è un disastro: affollato e deturpato da officine meccaniche e da un immenso cantiere navale ormai in disuso; si parla insistentemente di un vasto progetto di riqualificazione che personalmente reputo indispensabile: distruggere per ricostruire!

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Aynalıkavak Kasrı è in realtà un padiglione, non un palazzo o castello: la versione stanziale delle tende dei nomadi, o dei guerrieri; è gestito dal parlamento turco (insieme ad altri luoghi storici), si paga un biglietto d’ingresso di 5 lire (meno di due euro) e la visita è guidata: anche in inglese, ogni mezzora.

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Il padiglione di Aynalıkavak è l’unico superstite di un complesso molto più grande di ben 14 edifici, immerso in un grande parco: apparentemente già gli imperatori bizantini andavano a caccia nella zona, quelli ottomani hanno pensato bene di adeguarsi! Un angolo di paradiso: boschi, selvaggina, frescura dal Corno d’oro. I primi padiglioni, all’interno di un giardino terrazzato degradante verso il mare, vennero costruiti a partire dal ‘600: e poi demoliti – tutti tranne uno! – entro fine ‘700, per far spazio per l’appunto all’arsenale ottomano.

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Aynalıkavak Kasrı ha preso la sua attuale forma all’epoca di Selim III (inizio ‘800), è stato restaurato più volte: sorge su di un terreno in pendenza, ha un piano lato collina e due lato mare; le decorazioni sono splendide (gli stucchi, le calligrafie): e ho particolarmente apprezzato le fantastiche finestre veneziane che inondano di luce la stanza delle riunioni, dotata di cupola; in un’altra sala, Selim coltivava i suoi interessi musicali (soprattutto musica mistica): mentre al piano inferiore è stato creato un piccolo museo di strumenti.

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Il bonus della visita: il piccolo caffè in giardino, dove rifugiarsi mentre fuori già imperversa l’estate! Peccato per l’orrendo edificio – parte del cantiere navale – che ha cancellato la vista del Corno d’oro e della sponda opposta, all’altezza di Ayvansaray e delle mura romane: spero che lo buttino giù al più presto!

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