La Biennale d’arte 2013

Sfidando la bufera di neve, ieri pomeriggio sono stato alla conferenza stampa di presentazione della Biennale d’arte contemporanea 2013; è stata ospitata dalla facoltà di management dell’università tecnica di Istanbul, nella sede di Maçka: un luogo labirintico che ho scoperto proprio ieri (ci tornerò: quella zona – appena sopra il palazzo ottomano di Dolmabahçe – non la conosco ancora benissimo). La Biennale è organizzata dalla Iksv, una fondazione creata 40 anni fa da grandi gruppi economici, ed è giunta alla 13esima edizione: uno dei maggiori appuntamenti – ormai – del panorama internazionale; quest’anno, è in programma dal 14 settembre al 10 novembre: nelle due sedi dei magazzini navali di Tophane e dela scuola greca di Galata , oltre che in altre sedi “a sorpresa”.

Ieri in effetti non è stata illustrata la rassegna nel suo complesso: si sa solamente che verranno selezionati 70-80 artisti, che verranno organizzati eventi paralleli già da febbraio, che verrà attivato un workshop di scrittura per giovani critici. Gli artisti che leggono e che aspirano a partecipare troveranno tutte le informazioni utili qui: per inoltrare la propria proposta c’è tempo fino al 1° marzo. Per il resto, l’incontro di ieri è servito alla curatrice, Fulya Erdemci, per illustrare l’impostazione che ha scelto di dare alla Biennale: un’impostazione però tutta politica, che poco ha a che vedere con l’arte e con l’estetica.

La sua idea è che l’artista deve essere militante: antagonista, anti-capitalista, anti-tutto. La manifestazione si focalizzerà infatti sulle trasformazioni urbane di Istanbul e sugli “esclusi”: il motto – “Mamma, sono un barbaro?” – tratto da una poesia di Lale Müldür è un richiamo esplicito a questi “esclusi”; gli artisti porteranno le loro opere, installazioni e performances in edifici pubblici al momento abbandonati o in via di ripensamento strutturale e funzionale: per contestare gli attuali rapporti economici tra ricchi e poveri, le forme della democrazia, la commercializzazione degli spazi.

Sinceramente, non sono un fautore dell’uso smodatamente politico – e praticamente solo politico! – dell’arte: soprattutto quando una specifica ideologia viene presentata in modo acritico, come verità rivelata. Eppure, ieri qualcuno – dal pubblico – ha fatto notare la contraddizione tra questa impostazione da sinistra radicale e militante e le sponsorizzazioni – essenziali, il governo finanzia ma in modo limitato – dei grandi gruppi industriali.

Un’altra critica riguarda poi l’appiattimento su Istanbul, una scelta miope dato il respiro internazionale della manifestazione: cioè, gli artisti-militanti stranieri non è detto che siano informatissimi su quanto accade in città; ma forse poco importa, basta che condividano l’ideologia che ha ispirato la curatrice (ieri sono stati citati svariati filosofi della politica, non un solo critico o artista)!  Vedrò comunque di andare anche all’anteprima, tra qualche mese: magari mi dovrò ricredere.

Per contattarmi:
giuse.mancini@gmail.com
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