I brogli elettorali in Turchia

votoT

E’ stata una delle pagine più nere del giornalismo italiano sulla Turchia, prima delle elezioni del 7 giugno: alcuni articoli di giornalisti ideologicamente/politcamente orientati – che scambiano il giornalismo con l’attivismo politico – in cui si avanzava l’ipotesi di brogli sistematici. Brogli del governo, ovviamente.

Con meno forza, questa sciocchezza è stata fatta circolare anche prima delle elezioni del 1° novembre, con mia massima costernazione vedo che c’è chi – anche se con un linguaggio meno velato – si permette di insistere: questo anche dopo che gli osservatori delle Osce hanno certificato la regolarità delle elezioni (non senza criticità, ovviamente: ma la sproporzione evidente nell’accesso alle risorse pubbliche e i brogli sono due concetti molto diversi), anche dopo che l’iniziativa civica di monitoraggio – lodata ovviamente dai giornalisti/attivisti di cui sopra – ha dichiarato che su circa 48 milioni di voti ci sono discrepanze su circa 10.000, pari allo 0,02% – ripeto: lo 0,02% – del totale.

Ma chi s’intende un minimo di elezioni, chi parla di politica perché ha una formazione specifica sulla materia e non perché si è improvvisato “esperto”, sa benissimo che in Turchia NON E’ POSSIBILE compiere brogli su larga scala se non a mano armata: i seggi sono presieduti da funzionari statali, tutti i partiti hanno il diritto di nominare propri rappresentanti di lista (e l’organizzazione civica di monitoraggio ha designato i propri volontari, d’accordo coi partiti, come rappresentanti di lista: ne ha dati altri aggiuntivi ai piccoli partiti che non ne avevano, non ha fatto nulla di rivoluzionario o di epocale perché la figura del rappresentante di lista è per l’appunto prevista dalla legge!), si vota attraverso un timbro e non con matite copiative quindi le contestazioni sono ridotte al minimo, soprattutto il numero di sezioni è elevatissimo – circa 180.000 – e quindi per brogli sistematici sarebbe necessaria la collaborazione di un numero altrettanto ampio di persone.

Insomma: la piantate una buona volta di scrivere e pubblicare articoli tendenziosi e fattualmente inesatti?

Precedente Francesca Borri e al Qaeda a piazza Takism Successivo La Turchia di Özlem Önder

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.