Le bevande di Istanbul, il caffè turco (e l’Unesco)

Tranne rare e motivate eccezioni, io non bevo caffè. Sì, sì, me lo sono sentito anche dire: “ma che razza di italiano sei?” Il suo gusto però non m’intriga, poi per principio sono contrario a sostanze stimolanti/dopanti; d’altra parte, sono appassionato di tè: ma esclusivamente per la varietà infinità delle fragranze, non in quanto sveglia supplementare. Ovviamente, parlo di caffè tradizionale: le brodaglie, gli americani possono tenersele!

Questo preambolo per dire: non sono un esperto, anche quello turco l’avrò bevuto quattro o cinque volte. Però ne parlo, eccome se ne parlo! C’è infatti una grande notizia da dare: proprio ieri – 5 dicembre 2013 – l’Unesco ha inserito “la cultura e la tradizione del caffè turco” nella prestigiosa lista del Patrimonio immateriale dell’umanità.

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Nelle motivazioni dell’organizzazione internazionale con sede a Parigi, c’è anche la descrizione dettagliata di cosa si tratta. “Il caffè turco unisce speciali tecniche di preparazione e una ricca cultura comunitaria tradizionale. I chicchi appena tostati vengono ridotti in polvere; poi il caffè così macinato, acqua fredda e zucchero vengono aggiunti nel bricco [solitamente, di ottone] e il tutto viene portato lentamente a ebollizione su di una fonte di calore, così da produrre la schiuma desiderata. La bevanda è servita in piccole tazzine ed è accompagnata da un bicchiere d’acqua.”

Aggiungo qualcosa io: gli oggetti – dal bricco, al set di servizio – sono estremamente raffinati, la quantità di zucchero bisogna deciderla prima (sade, orta, şekerli: niente zucchero, zucchero medio, zucchero in abbondanza), a causa della mancanza di filtri nella preparazione bisogna aspettare qualche minuto prima di berlo così da lasciar depositare la polvere di caffè, per mia somma gioia si può aggiungere – tradizione specifica dell’Egeo – la mia amata mastica, a sconfiggere l’amarognolo residuo ci pensa di solito un lokum. Aggiungo: con i fondi, opportunamente rovesciati sul piattino di servizio, c’è qualcuno che si diverte a “leggere il futuro”.

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Ma non è tutto. Il caffè turco, prosegue il comunicato dell’Unesco, “viene generalmente bevuto nelle kahvehane [caffetterie, “case del caffè”] dove le persone s’incontrano per conversare condividere notizie e leggere libri. La tradizione in sè è simbolo di ospitalità e amicizia“. Intorno alla cultura del caffè, sono poi nati locali alla moda e delle vere e proprie catene: vi faccio due nomi – Fazıl Bey, Kahve Dünyası (“Il mondo del caffè”) – e mi riprometto di descrivere questi e molti altri nel corso del tempo.

Suggerisco un terzo nome, per eventuali acquisti (ma dovete procurarvi anche il tipico bricco, in vendida comunque dappertutto): Kurukahveci Mehmet Efendi, il cui punto vendita storico di Eminönü – proprio dietro il bazar delle spezie – potete localizzarlo seguendo l’aroma e la lunga e perenne fila. A Istanbul c’è anche un museo del caffè, aperto lo scorso anno: ma ve ne parlerò solo dopo aver trovato l’occasione giusta per visitarlo.

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2 commenti su “Le bevande di Istanbul, il caffè turco (e l’Unesco)

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