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Can Yaman, Le ali del sogno, la Turchia

Can Yaman

Can Yaman è un giovane attore turco, diventato famoso anche in Italia grazie a una serie tv: talmente famoso che viene invitato in qualche trasmissione di gossip, mentre pare che Özpetek lo abbia scritturato peer un film in preparazione per fare Sandokan.

Can Yaman ha studiato al liceo italiano di Istanbul, quindi parla bene l’italiano: e questo ovviamente lo ha aiutato molto, a diventare “personaggio” anche da noi (spero però – lo dico per lui – che eviti di partecipare con assiduità ai vari programmi sempre più trash, il cui sbocco naturale è “Il Grande Fratello” e la trasformazione in fenomeno da baraccone).

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Can Yaman è diventato talmente popolare in Italia che si scrivono persino libri su di lui: come questo Can Yaman – I love you forever. La vera storia, 100% non ufficiale, immagino proposto a lettrici adolescenti (no, non ho in programma di leggerlo).

Del resto, il pubblico di questa serie che ormai spopola – DayDreamer, Le ali del sogno – è fondamentalmente lo stesso: mi è capitato di vedermelo – per curiosità – un paio di volte, ho trovato il livello anche solo della storia piuttosto imbarazzante per superficialità e improbabilità sia della trama sia dei dialoghi.

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Però, il suo successo non è passato inosservato: tanto da meritarsi un articolo da parte di un noto critico televisivo italiano, su di un importante quotidiano nazionale (no, come ho spiegato in questo post – Nuove regole per il blog (Turchia e giornalismo) – nel blog non si faranno più nomi).

E cosa dice sulle serie turche, questo critico? Sostanzialmente le apprezza: “I protagonisti sono giovani e avvenenti, le storie (di passione e riscatto) sono universali, le ambientazioni iconiche con scorci di città, paesaggi o luoghi di lavoro.” Un’impostazione comune ad altri prodotti simili: e io infatti sul blog qualche anno fa avevo parlato di Le stagioni del cuore (o Cherry Season), per mettere in evidenza come queste serie presentavano Istanbul e la Turchia in modo più realistico (sì, è un paradosso) di quella “islamizzata” e tetra, pittoresca ed esotica, inventata da alcuni giornalisti italiani.

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Avevo scritto, nel 2016: “Mi hanno riferito un commento del tipo: “ma allora i turchi sono come noi“. Già, perché questa serie – confermo: in molti quartieri di Istanbul si vive così (non in quelli popolari, ovviamente) – non corrisponde assolutamente agli stereotipi islamofobi fatti di donne “velate” e uomini “barbuti”, tutti fanatici islamisti“. Da allora, queste descrizioni fondate su stereotipi si sono trasformate in leggenda nera.

Non è immune neanche il critico non citato, in effetti. Innanzitutto, ha parlato di “le ali del sogno di Erdogan! ” Eh? Come? Ma quindi il presidente turco è anche autore e regista di serie tv? Vabbè! In realtà, la considerazione contenuta nell’articolo è la seguente: “Le serie turche sono un classico esempio di «soft power», utilizzate e promosse dal governo di Erdogan come progetto di espansione culturale e di immaginari“.

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Sì, vero: ci sono serie turche direttamente utilizzate come strumento di soft power, ma sono quelle di ambientazione storica che creano un legame con la nuova Turchia del XXI secolo e la gloria imperiale degli Ottomani. Sinceramente non so se Le ali del sogno riceva sovvenzioni pubbliche, non lo escludo: ma dubito fortemente che ci sia un controllo su contenuti e attori, sul “messaggio” in sostanza.

C’è un’altra osservazione che però rileva del pregiudizio: “la soap mostra furbescamente una Turchia ben diversa da quella che potremmo attenderci“. Ma perché, “furbescamente”? In realtà, la Turchia di queste serie è diversa da quella “che potremmo attenderci” perché la Turchia dell’immaginario collettivo NON esiste: non è reale ma caricaturale, fonde orientalismo secolare e islamofobia contemporanea, le suggestioni del pittoresco con le esigenze dell’attivismo politico (di estrema sinistra).

Ripeto: la Turchia delle serie tv è più realistica – nonostante si tratti di fiction – di quella raccontata dal giornalismo italiano (e internazionale). In ogni caso, sono utilissime: anche perché, dopo averle viste, a più di qualcuno verrà voglia di visitare Istanbul!

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