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Chiara Cruciati e l’islamofobia di sinistra

Chiara Cruciati

Chiara Cruciati è “Redattrice Esteri al manifesto”, quotidiano che nel XXI ancora si definisce “comunista”; inoltre – cito dal suo account twitter – è anche “Caporedattrice di Nena News Agency, collaboratrice di Left e TerraSanta.” Insomma: è una giornalista di sinistra, fa giornalismo politico e militante.

Ora, per l’agenzia di stampa citata – Nena News Agency, specializzata in questioni mediorientali – ha scritto un pezzo che parla di Turchia e di violenza contro le donne; vi si può leggere questo passaggio: “la Turchia è uno dei paesi che negli ultimi anni ha assistito a un incremento brutale delle violenze di genere e i femminicidi, con un presidente che ha fatto della misoginia un marchio di fabbrica, invitando invitando le donne a stare a casa a fare figli per la patria, mentre il suo governo islamizzava una società tradizionalmente laica con finanziamenti a scuole religiose, obbligo di velo per determinati posti di lavoro e una fitta propaganda di stampo religioso.”

Mah, ormai non mi stupisco più di niente e non è del resto la prima volta che leggo tentativi simili di legare violenze al presidente Erdoğan e più in generale all’Islam. Ed è proprio la volontà di mettere in cattiva luce l’Islam che a me interessa: perché accumuna la destra cosiddetta “sovranista” (islamofoba, per l’appunto) alla sinistra militante.

Nello specifico, cosa c’è di sbagliato in quanto scritto da Chiara Cruciati? Scrive di un “un presidente che ha fatto della misoginia un marchio di fabbrica“. Vabbè. I riscontri, comunque? Ce n’è uno solo ed è una fake news: “invitando le donne a stare a casa a fare figli per la patria”; è una fake news perché se da una parte è vero che Erdoğan ha invitato le famiglie turche ad avere 3 figli, dall’altro non ha mai consigliato alle donne di “stare a casa”: e anzi, i suoi governi hanno messo in atto tutta una serie di iniziative – tra leggi e incentivi – per incrementare l’occupazione femminile, rendendola compatibile (part time, asili).

Al di là del solito ritornello sulla cosiddetta “islamizzazione”, che per la Cruciati in definitiva consiste nei finanziamenti alle scuole religiose e alla “propaganda” (vabbè: ma in concreto queste politiche che effetti hanno?), voglio soffermarmi su di un’altra sciocchezza: l’ “obbligo di velo per determinati posti di lavoro”. Per quali posti di lavoro, esattamente? Perch? Chiara Cruciati non fa neanche un esempio?

Più in generale: ma come fa una giornalista – ancorché ideologicamente orientata e militante – a creare una sorta di causalità tra questa presunta “islamizzazione” ed episodi di violenza contro le donne? Lo fa senza riscontri ma ricorrendo invece a fake news, senza preoccuparsi di stabilire eventuali nessi causali. A me questa sembra propaganda, propaganda nera di stampo islamofobo.

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