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Claudio Locatelli, dal Pkk all’Armenia

Claudio Locatelli

Già nel 2017 avevo parlato di questo bizzarro personaggio: Claudio Locatelli, che si definisce “il giornalista combattente”. Certo: nel corso degli anni mi ero imbattuto in giornalisti faziosi, giornalisti militanti, giornalisti che erano in realtà attivisti politici, giornalisti che durante le rivolte di Gezi a Istanbul facevano esplicitamente il tifo per i rivoltosi. Un giornalista “combattente” però, no: Locatelli è il primo.

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Ma dove e per chi combatteva questo Locatelli, al tempo – se non ricordo male – collaboratore di un’agenzia di stampa di estrema sinistra? Ovvio: in Siria, tra le fila dello Ypg che è il ramo per l’appunto siriano dell’organizzazione terroristica curda Pkk, anch’essa di estrema sinistra (per sorvolare sulla loro identità terroristica, in Italia vengono chiamati semplicemente “i curdi”).

Ora, cos’è successo dal 2017 a oggi? Locatelli è rientrato in Italia: ma poi è stato formalmente incriminato, per aver combattuto come foreign fighter? Beh, no: so che ha scritto il libro “Nessuna resa. Storia del combattente italiano che ha liberato Raqqa dall’Isis (ma l’ha liberata da solo? vabbè…), uscito non per una casa editrice di estrema sinistra ma per Mondadori; so che è stato invitato a presentarlo all’Università Cattolica di Milano, non da un qualche collettivo di studenti estremisti, ma dal professor Vittorio Emanuele Parsi in persona.

No, sul serio: ma non è assurdo che in una prestigiosa università italiana si inviti a parlare chi si definisce giornalista… combattente? Chi in sostanza fa l’elogio della lotta armata nelle fila di una fazione estemista, che si fa fotografare con l’Ak-47 in mano? Vabbè…

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Ma m’interessano anche le vicende più recenti, di questo Claudio Locatelli. Dalla sua pagina Facebook (Claudio Locatelli – Il giornalista combattente), apprendo infatti che ha seguito gli eventi del Nagorno-Karabakh: il fatto che lui lo chiami “Artsakh” già basta per capire che faceva apertamente il tifo per gli occupanti armeni (ma stavolta non credo che abbia combattuto).

Il vero dramma e. insieme scandalo è però che Claudio Locatelli, “il giornalista combattente”, ha parlato in collegamento sia con Rai 1, sia con Sky TG 24: cioè, su alcuni dei più importanti mezzi di comunicazione italiani. Non l’ho ascoltato, quindi non so dire se è la sua è stata una testimonianza di chi semplicemente era lì, oppure se è stato interpellato come giornalista. In questo secondo caso, la scelta – far parlare chi sulla foto del suo profilo impugna un’arma – sarebbe di una gravità inaudita.

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2 Risposte a “Claudio Locatelli, dal Pkk all’Armenia”

    1. Possiamo metterla a ridere, sì! Però, io credo che in questo caso si siano abbondamentemente superati i limiti di ciò che è lecito: perché la lotta armata non può assolutamente esserlo…

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