Consigli di viaggio, l’idrovolante sul Bosforo

L’altro giorno camminavo sul Corno d’oro, nei pressi del patriarcato greco-ortodosso del Fener: e mi sono imbattuto in uno spettacolo entusiasmante, il decollo di un idrovolante lanciato a tutta velocità – sfiorando l’acqua – per poi librarsi quasi arrivato al ponte Atatürk. Ne avevo sentito parlare, sono andato a informarmi nei dettagli: da qualche tempo opera a Istanbul Seabird, che offre alcuni collegamenti – rapidissimi, ma prezzi non proprio economici – con alcune destinazioni vacanziere; nei piani, una vasta rete che dovrebbe espandersi verso sud-est e una sorpresa per i turisti sul Bosforo.

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A tutt’oggi, sono attive due linee: la Istanbul-Bozcaada, l’isola all’imbocco dello stretto dei Dardanelli di cui vi ho parlato qualche settimana fa; e la Istanbul-Bursa, la ex capitale ottomana – terminale dell’antica via della seta – sul lato opposto del mare di Marmara. Orari e tariffe – dal 177 a 377 lire turche (una lira turca equivale a 40 centesimi di euro) solo andata per Bozcaada, 100 lire turche per Bursa – le trovate nei dettagli sul sito web della compagnia. Per il futuro, sono previste nuove destinazioni: sia da Istanbul (Alaçatı, Çanakkale, Gökçeada), sia dal centro turistico di Alaçatı non lontano da Izmir (Bodrum, Marmaris, Antalya, Fethiye; oltre a Çanakkale e Gökçeada). In più è allo studio l’attivazione di un itinerario per una visita dall’alto di Istanbul: ma al momento si sa solo che il volo durerà circa venti minuti, i possibili prezzi non si conoscono; immagino che si trasformerà in gettonatissima attrazione: almeno per chi cerca emozioni forti.

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5 Risposte a “Consigli di viaggio, l’idrovolante sul Bosforo”

  1. Per la parola che definisce il quartiere costantinopolitano di Fener esiste, da alcuni secoli, la corrispondente italiana ‘Fanaro’, i cui abitanti, in genere appartenenti alla locale comunità greca, sono perciò denominati Fanarioti.
    E’ buona norma, infatti, quando si scrive nella lingua di Dante, utilizzare la versione italiana di località estere. Per questo scrivendo e parlando in italiano si dice Parigi (e non Paris), Londra (e non London), Vienna (e non Wien).

    1. grazie per il suggerimento.

      ma scelte del genere si fanno anche in virtu’ dell’uso: e ‘Fanaro’ (che deriva dal greco Fanar) nell’uso non si e’ mai imposto (‘fanariota’, invece si’)

  2. Lei, caro Mancini, sostiene che si debba dire Fener “in virtù dell’uso” (quale? di chi?), dimenticando per un fuggevol istante che l’uso italiano impone -sempre e comunque- l’italica versione di Fanaro, anche se le sue simpatie sono, ormai non v’è dubbio, patentemente per la versione turca.
    Mi pare -o sbaglio?- che il blog si rivolga soprattutto a italiani e quindi ci si dovrebbe esprimere correttamente, come in genere si fa tra persone mediamente colte nel Bel Paese.

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