Lo scontro tra Russia e Turchia

PE

Riproduco anche qui il mio nuovo post del blog di “cose turche” che tengo per LookOut News

La crisi tra Turchia e Russia innescata dall’abbattimento di un Su-24 al confine turco-siriano, la scorsa settimana, si sta trasformando in scontro aperto. Da una parte, i turchi hanno cercato a più riprese di minimizzare l’accaduto, esprimendo il loro contrito rincrescimento e chiedendo un incontro chiarificatore tra Erdoğan e Putin. Dall’altra, la risposta russa è stata veemente, su più piani:

– niente incontri al vertice;

sanzioni economiche: reintroduzione dei visti, embargo sui prodotti agricoli, misure per disincentivare il turismo russo in Turchia;

– nuovi bombardamenti sui turcomanni appoggiati da Ankara e nuovi aiuti al Pyd curdo (affiliato del Pkk);

campagna propagandistica direttamente contro il presidente Erdoğan e la sua famiglia, accusati di sovvenzionare Daesh attraverso l’acquisto di petrolio (nel frattempo, arricchendosi).

Fino a dove si spingerà Mosca? Cercherà di espellere dalla Siria i gruppi di ribelli fedeli alla Turchia, scatenando di conseguenza una nuova emergenza rifugiati e consentendo la nascita di un mini-Stato curdo? Armerà magari direttamente il Pkk, utilizzandolo per scatenare una guerra per procura nel sud-est turco a maggioranza curda? E’ però rilevante il fatto che, nella lista delle sanzioni, è al momento escluso il settore energetico: dopotutto, la Turchia copre col gas russo più della metà del suo fabbisogno di gas naturale (e acquista dalla Russia quantitativi cospicui di petrolio) e i due paesi sono impegnati in un progetto comune per la realizzazione della prima centrale nucleare turca, con tecnologia russa.

Dal canto suo, al momento le autorità di Ankara continuano con l’impostazione del primo giorno: niente ritorsioni, richiesta di incontri (e i due ministri degli esteri si vedranno oggi a Belgrado, a margine di un vertice dell’Osce); al contempo, sta adottando contromisure – nel caso in cui la crisi degeneri – per diversificare ulteriormente le proprie fonti di approvvigionamento energetico: ieri in occasione del viaggio di Erdoğan in Qatar sono state poste le basi per forniture di gas liquefatto, oggi Davutoğlu sarà in Azerbaigian anche per discutere dei progressi del gasdotto Tanap, nel corso di un paio di anni cominceranno le forniture dal Kurdistan iracheno. Persino le accuse personali, riferite ai presunti traffici con Daesh, non hanno scatenato repliche turche troppo fuori le righe: il presidente ha promesso di dimettersi nel caso si rivelino accurate, il premier ha parlato di “propaganda sovietica in stile Pravda”.

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