Crosetto, Erdoğan e la guerra all’Austria

Crosetto

Guido Crosetto è un politico italiano – di Fratelli d’Italia – a cui non piace il presidente Erdoğan. Mi è capitato di leggere alcune sue esternazioni su twitter, che dimostrano sia ostilità sia scarsa conoscenza della Turchia (una conoscenza indiretta, per sentito dire: basata su fonti già in origine approssimative).

Ieri ha pubblicato un video con sottotitoli, fornito da Informazione Corretta: l’associazione italiana pro-Israele, abilissima a mettere in cattiva luce gli avversari del paese mediorientale.

Nella discussione che si è scatenata Crosetto individua nella Turchia di Erdoğan una minaccia per l’Europa. Lo aveva già fatto – se non ricordo male – in occasione dell’assalto armato nel cuore di Vienna, anche se poi i fatti lo hanno smentito (no, non c’era alcun coinvolgimento turco: né diretto né indiretto).

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Ora, in cosa consisterebbe questa minaccia? In concreto, non l’ho mai capito. Il problema è che le forze politiche di cui sopra – non so se per convinzione o per convenienza elettorale – hanno adottato come strumento per comprendere la realtà politica lo schema concettuale dello scontro di civiltà e l’approccio islamofobo di Oriana Fallaci; di conseguenza, eventi e frasi vengono piegati a dimostrare questa tesi precostituita: l’islam è una minaccia.

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Il problema di quel discorso di Erdoğan però è il contesto. Di quand’è? Caricato online senza indicazioni temporali, lascia credere che è recente: eppure gli abiti indossati dal presidente turco e dai presenti al comizio sono estivi e non autunnali, eppure non appaiono nel video le normali misure di distanziamento sociale.

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Quindi? Beh, non ho parlato a caso di comizio: perché il video è stato estrapolato da un comizio elettorale dell’11 giugno 2018, quindi proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali. In quel comizio, tra le varie cose, Erdoğan si è rivolto a dei suoi potenziali elettori – i cittadini turchi residenti all’estero hanno diritto di voto – e ha promesso la protezione della Turchia (cioè, del loro Stato) da misure discriminatorie adottate dall’Austria (il resoconto lo trovate qui, in inglese: “Erdogan shares grief with all poor, oppressed in world“).

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Quindi? Cosa c’è di così minaccioso nelle parole di Erdoğan? Ha semplicemente ribadito la volontà politica – per giunta, in un comizio elettorale – di proteggere gli interessi dei propri cittadini residenti all’estero, colpiti da misure discriminatorie. Da qui a voler mettere sotto assedio Vienna, ce ne corre.

L’invito a Crosetto è: meno sensazionalismo, più riflessione; se possibile, abbandono di queste sciocche ed autolesionistiche posizioni da bar dello sport.

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