Daniele Viotti e le guide di Ayasofya

 

Ayasofya

CORREZIONE: chiedo scusa e ritiro le mie critiche, avevo torto
Il canto del muezzin ad Ayasofya

 

Ieri vi ho parlato di una simpatica invenzione dell’eurodeputato del PD Daniele Viotti, a Istanbul per il gay pride. Scrivendo su Linkiesta, ha infatti spiegato che ad Ayasofya “dal 2013, poi, i muezzin sono stati autorizzati a invitare alla preghiera due volte al giorno dai suoi imponenti minareti“.

Ora, Ayasofya è dal 1935 un museo e non più una moschea: quindi non si capisce perché i muezzin dovrebbero invitare alla preghiera, visto che preghiere non se ne fanno (e perché 2 volte al giorno e non 5, come prevede la religione islamica?). Soprattutto, sfido chiunque a portarmi una registrazione di questi muezzin di Ayasofya: chi li ha mai sentiti?

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A me sembra evidente l’influenza di pregiudizi islamofobi: i muezzin ad Ayasofya e la volontà di riaprire Ayasofya al culto islamico – da parte di alcune organizzazioni di estrema destra – come prova di una presunta “islamizzazione” della Turchia. Ad ogni buon conto, ho pensato di chiedere direttamente a Viotti – direttamente su Facebook – la fonte di questa sua fantasiosa ricostruzione.

La sua prima risposta è stata: “È scritto su più guide. Sulle “due volte” non ho conferme. Sulla loro presenza sì“. Che poi, che senso ha scrivere che sulle “due volte” non ha conferme? Lo ha trovato scritto, o se l’è inventato di sana pianta (magari non è aggiornato sul numero delle preghiere giornaliere nella religione islamica).

Comunque, gl’ho ovviamente chiesto qualche informazione in più: “su più… guide? quali guide? me ne basta una, grazie…“. E lui, impassibile: “Io l’ho letto su una guida inglese presente alla basilica, sono sicuro che è presente su altre guide (mi spiace, non riesco a fornirti dettagli) ma qui trovi due articoli“.

Insomma, parliamo di un europarlamentare – cioè, di una persona che rappresenta l’Italia al parlamento europeo e che è lautamente stipendiata grazie alle nostre tasse – che utilizza come unica fonte “una guida in inglese presente alla basilica” [sic], ma è comunque “sicuro” di trovare la stessa informazione su altre guide. E come fa ad esserne sicuro, se le altre guide non le ha lette? Un po’ poco, no? Gli articoli velocemente reperiti con una ricerca online, riguardavano invece Santa Sofia a Iznik/Nicea, che da Istanbul dista qualche centinaio di chilometri: non è che forse Viotti ha semplicemente fatto confusione tra le due? Basta dirlo, ammettere l’errore e chiedere scusa.

Ma il mio punto è un altro, errori – anche ingenui e colossali come questo – ne commettiamo tutti. Però, Viotti nel suo articolo ha anche affermato: “La Basilica di Santa Sofia è una metafora perfetta di quello che sta succedendo in Turchia nel 2016.” Ecco: come fai a parlare di metafore, come fai a giudicare “quello che sta succedendo in Turchia nel 2016“, se ti basi su informazioni strampalate e fasulle?

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4 commenti su “Daniele Viotti e le guide di Ayasofya

    • Giuseppe Mancini il said:

      sì, grazie: ne parlo appena possibile (ma la “sfida al mondo cristiano” è un’idiozia: parliamo di un’edificio che non è più una chiesa dal 1453…)

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