Diego Costa, la Turchia e i pregiudizi degli italiani

DenizliIeri sera, tornato a casa dopo la partita, mi sono messo a caccia di notizie e commenti: anche perché volevo avere dei riscontri su di un paio di rigori ingiustamente negati (c’erano, c’erano…). Mi sono imbattuto in un articolo di Diego Costa, inviato di Repubblica a Istanbul:

Al tavolo verde dell’Ali Sami […], Pioli e Denizli siedono come due giocatori di poker. Il primo sa di avere buone carte europee dai suoi. Il secondo ha il vantaggio dell’urgenza data dalla necessità. La scaltrezza da queste parti è facile da trovare. Denizli sembra un abile venditore del mercato coperto.

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Essì, un allenatore scaltro come i venditori del Gran bazar (in turco Kapalıçarşı, che per l’appunto si può tradurre con mercato coperto: magari Costa c’è velocemente passato nella giornata di giovedì, prima della partita, e ha voluto fare sfoggio d’erudizione): ma cosa c’entra? Nulla, ovviamente! Però lo stereotipo è sempre in agguato, 3 o 4 stupide frasette sono sempre utili per darsi di gomito con vicini di bevute o – come in questo caso – con degli sventurati lettori. Già, sono mediorientali quindi scaltri: lo sono i venditori del Gran bazar, ma diciamo anche un po’ tutti (allenatori compresi)…

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