Elefanti nella cisterna bizantina di Istanbul

Elefanti

Dice: ci sei stato alla cisterna? Sì! E com’è? Bellissima! Questo è un dialogo tipico di chi pratica il turismo di massa: e l’ovvio riferimento è la cosiddetta “cisterna basilica”, meraviglia architettonica ridotta ad attrazione turistica (con musica, luci e bar).

Il punto è, come ho più volte raccontato che “la cisterna” è in realtà “una cisterna”: una delle tante, una delle oltre 200 cisterne di Costantinopoli che potevano essere sia chiuse sia aperte. Non sono moltissime quelle sopravvissute, in ogni caso ho già visitato e raccontato quella di Teodosio sempre a Sultanahmet (a poca distanza da quella famosa, ma senza folla e senza biglietto d’ingresso) e della cisterna all’aperto di Aetius al cui interno è stato ricavato uno stadio.

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Ma cosa ci fa una cisterna romana in mezzo al nulla? E cosa c’entrano gli elefanti? Innanzitutto, la cisterna – risale al VI secolo – si trova nei pressi dell’attuale Bakırköy (non lontano dal mar di Marmara), che in antichità si chiamava Hebdomon: cioè a 7 miglia dalla città, da Costantinopoli. Lì sorgevano due palazzi imperiali, lì era acquartierato l’esercito di Tracia: di acqua ne serviva di conseguenza un bel po’, la cisterna ne conteneva 100.000 metri cubi.

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Misura 127 metri per 76, le mura son alte oltre 10 metri: il posto perfetto – così decisero i sultani ottomani, dopo la conquista di Costantinopoli – per tenerci gli elefanti. In età moderna è stata utilizzata come orto, poi dal 1996 al 2003 come spazio per concerti (quel che resta del palco, lo vedete nelle foto): ma visto che l’amplificazione creava danni alle strutture – comunque in discreto stato di conservazione, nonostante qualche crepa che fa paura – i concerti non si fanno più e la cisterna non ha più un uso definito. Un gran peccato, in effetti.

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