Il nuovo ciclo politico di Erdoğan (su Aspenia)

2015-11-02-eyupsultan-03

La mia analisi del voto del 1° novembre in Turchia pubblicata su Aspenia online

Il mattino successivo al trionfo elettorale del 1° novembre, Recep Tayyip Erdoğan è andato a pregare sulla tomba di Eyüp Sultan a Istanbul, uno dei più importanti santuari del mondo islamico. Salutato da una folla entusiasta e attorniato da giornalisti, il presidente turco ha dato la sua personale interpretazione del responso delle urne: “la volontà nazionale ha scelto la stabilità”.

Un governo forte e stabile – cioè un monocolore del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) – è infatti l’esito più rilevante e sicuramente non scontato di questa consultazione elettorale supplementare. Appena cinque mesi fa, nella tornata del 7 giugno, un vistoso calo nei consensi – da poco meno del 50% a poco meno del 41% – aveva reso indispensabile una coalizione che però i partiti non sono stati in grado di formare, con conseguente scioglimento dell’Assemblea nazionale e un governo ad interim sempre guidato dal premier uscente Ahmet Davutoğlu. Ne è seguito un periodo di profonda instabilità, con la ripresa delle ostilità da parte dell’organizzazione terroristica curda PKK, attentati sanguinosi di matrice jihadista (a Suruç, ad Ankara), il crollo della lira.

L’AKP ha condotto una campagna elettorale accorta e mirata: ha rivisto le candidature che non avevano funzionato, ha intensificato comizi e altre attività nei collegi in bilico, ha fatto sue alcune proposte populiste (salari, pensioni, benefici vari) delle opposizioni, ha dato molta meno rilevanza al progetto di riforma presidenziale che aveva dominato la campagna elettorale per giugno. Lo stesso Erdoğan, invece di impegnarsi in discorsi in piazza e di avventurarsi in dichiarazioni da leader di partito, ha finalmente assunto un ruolo più defilato e consono alla sua carica: ha sostanzialmente incarnato l’unità nazionale – “una nazione, una bandiera, una patria, uno Stato” – contro il caos interno e regionale. Un ruolo da vero statista. I risultati hanno dato loro ragione, a Erdoğan come al leader del partito Davutoğlu: anche aiutato da una maggiore affluenza (ha sfiorato l’87%), l’AKP ha ottenuto cinque milioni di voti in più rispetto a giugno, attestandosi al 49,5% dei consensi ed eleggendo 317 deputati su 550. Un risultato al di là delle attese, non previsto dai sondaggi: ha prevalso il timore di una spirale della violenza, di una crisi economica devastante provocate dall’instabilità politica.

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(il resto potete leggerlo su Aspenia)

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