Fenerbahçe-Lazio, la partita (e riflessioni sul calcio in Turchia)

Giovedì sera è andata male: un 2 a 0 per i padroni di casa, favorito però da un arbitraggio scandaloso. E’ stata comunque una bella serata, spero che i consigli che avevo dato su questo blog – nel post Fenerbahçe-Lazio, 4 aprile 2013 – siano stati di qualche utilità per i tifosi laziali venuti a Istanbul: con qualcuno di loro proverò a parlarci nei prossimi giorni via Facebook (anzi, per chi non l’avesse ancora fatto: esprimete il vostro gradimento per la pagina di Istanbul, Europa: dove potrete vedere anche un paio di brevi video), per farmi raccontare; sarei anche curioso di scoprire come si sono trovati da Çiya i colleghi giornalisti sportivi italiani a cui l’ho caldamente consigliata.

Quella di giovedì è stata la mia prima partita in Turchia, vorrei fare qualche riflessione sul tifo calcistico da queste parti: perché sono rimasto positivamente impressionato. In effetti, abitando praticamente nel quartiere del Fenerbahçe già conoscevo la passione e il calore dei supporters locali: li incrocio in processione – quasi tutti con maglia (originale) della squadra, o almeno dotati di un qualche vessillo giallo-blu – mentre vanno a piedi allo stadio Şükrü Saracoğlu (a poca distanza da dove abito), ne subisco i rumorosi festeggiamenti ogni volta che vincono una partita importante e o una competizione.

Noi ci siamo avviati con largo anticipo: prima un bel tombik da un maestro del döner di qualità sotto casa, Bedri Usta; poi una bella passeggiata, in una serata dolcemente primaverile, tra cori, danze propiziatorie, bevute (birra) preventive, orchestrine improvvisate, fumogeni, un mare di giallo-blu. Siamo entrati un’ora abbondante prima della partita e lo stadio – semi-vuoto – era già una bolgia; immaginatevi poi quando si è riempito: 50.000 persone a cantare i propri inni a squarciagola formando un’unica macchia colorata sulle tribune, a parte i circa 500 tifosi della Lazio confinati in un’angolo, che quando hanno provato a farsi sentire sono stati sommersi dai fischi.

Prima della partita, bellissimo gesto da parte del team manager della Lazio, Maurizio Manzini: che ha consegnato una maglietta bianco-celeste – col suo nome dietro – a Can Bartu, giocatore del Fenerbahçe negli anni ’50 e ’60 e della Lazio dal 1964 al 1967; ha ne ricevuta in cambio una coi colori delle due squadre. Noi eravamo invece in mezzo ai tifosi del Fenerbahçe: e ho dovuto fare sforzi sovrumani per restare calmo (ci sarei riuscito, se qualche golletto l’avessimo fatto anche noi?); già dopo pochi minuti, quando Ederson è entrato in velocità in area ed è stato atterrato, si è sentito distintamente un rabbioso “RIGOREEEEEEEE”: e ho scoperto altri laziali, che hanno come me sofferto in (quasi) silenzio per tutta la partita.

Ma c’è ancora il ritorno da disputare, giovedì prossimo a Roma; protetto dalle mura domestiche, sono pronto a strillare: anche per tre volte. Ah, divertentissimi i tifosi imbucati con la falsa pettorina della polizia 🙂

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