Il concerto di Francesco Taşkayalı

FT

Francesco Taşkayalı è un giovane pianista e compositore “italo-turco”, che per alcuni anni ha vissuto nella mia città (ma non ci siamo mai conosciuti “dal vivo”). Terrà un concerto al teatro della Casa d’Italia, qui a Istanbul, mercoledì 18 novembre alle ore 20: un concerto dal titolo “Componendo due culture(l’ingresso è come sempre gratuito); gl’ho chiesto di raccontarci e il suo rapporto con Istanbul e la sua esperienza musicale.

Era il 7 settembre quando alle 7 di mattina da Latina prendevo il volo per trasferirmi a Istanbul, avevo 17 anni e l’ultima volta che ci ero vissuto era stato a 5 anni. Avevo di Istanbul solo dei ricordi d’infanzia. Nel 91 vivevamo in una casa al secondo piano in una strada di fianco al Liceo francese, una parallela di Istiklal, ricordavo la neve, i pupazzi di neve che facevo con mio padre, i simit, l’hamam di fronte casa, l’asilo delle suore italiane e qualcosa di Cihangir.

Inutile dire che trasferirmi finalmente da Latina a Istanbul è stato per me come tornare a respirare, uscire da una cappa, sia culturale che provinciale, non ero fatto insomma per vivere nei confini di quella città. Tutt’oggi per spiegare la sensazione che ho provato dico che mi è sembrato di tornare a galla per poter respirare.

La nostra nuova casa era a Susam Sokak sempre a Cihangir. Ricordo che spesso dalla collina nel mio quartiere andavo ad osservare il bosforo di sera. C’è una moschea infatti a Cihangir di cui non ricordo il nome che ha una terrazza con una vista magnifica. I tramonti sul Bosforo sono la prima cosa che mi viene in mente quando ti parlo di Ispirazione. Cihangir l’ho vissuta tanto in ogni suo vicolo. E’ proprio in quel quartiere che ho provato a cimentarmi nella scrittura su un piccolo quaderno con una copertina blu che ormai purtroppo ho perso. Andavo in un posto particolare a Cihangir dove si beveva solo ed esclusivamente il the, si raccontava che quel posto fosse nato con il terremoto, la gente aveva paura di tornare nelle case e così un signore inizio a fare il the per tutti, da li nacque l’usanza di ritrovarsi in quel posto. In quel luogo mi sedevo e provavo a scrivere finché le pagine del quaderno blu finirono, quasi in concomitanza con il giorno in cui me ne andai da Istanbul, dopo il diploma un giorno di Luglio.

Tornato in Italia ho chiuso il mio primo disco Emre (il mio secondo nome), che aveva tanto di turchia e tantissimo di adolescenza, racchiudeva infatti tutte le composizioni tra i 13 anni e i 18 anni. Il secondo disco Levent, letto sia come Le Vent che come Levent il quartiere di Istanbul – che quando lo dico a un turco mi chiede sempre cosa ci sia di speciale a Levent – l’ho composto intorno ai 22 anni. Mi piaceva perdermi li di sera, osservando l’unico skyline di Istanbul scorrere da un taxi. In Levent c’è un brano che si chiama Iris composto ripensando proprio ad Iris una ragazza che conobbi ad Ortakoy quando avevo 17 anni e con cui ho condiviso tanto.

L’ispirazione più grande l’ho avuta mentre ero intento a scrivere il terzo disco, ormai vivevo a Roma ed ero nel pieno di una tournée mondiale quando per un matrimonio turco ripresi l’aereo per tornare ad Istanbul. Scrivo su Facebook che sto per partire e mi arriva un messaggio da una sconosciuta che mi dice che mi segue e che mi vorrebbe conoscere, mi lascia il suo numero e ovviamente quando atterro la chiamo. Finisco per conoscere una ragazza turca con due lutti alle spalle convinta che la morte ce l’avesse con lei. Questa ragazza l’ho vista per qualche ora e mi ha trasmesso una energia che a parole è difficile spiegare, ma è l’energia di una persona che proprio da lutti ha capito il valore della vita e ha iniziato a vivere la sua vita Carpe Diem. Così, torno in Italia e compongono Renaissance, l’ultimo brano del terzo disco.

Ad oggi nonostante le pieghe che sta prendendo la Turchia – una Turchia meno spensierata, con attentati e bombe – se mi chiedessero dove vorrei passare il resto della mia vita risponderei sempre e comunque Istanbul

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