Gülen, la Cia e il golpe in Turchia

Gulen

Nel 2003, nei giorni dell’invasione americana dell’Iraq di Saddam Hussein, incontrai a una conferenza Michael Ledeen: storico, studioso del fascismo e di D’Annunzio, soprattutto neoconservatore implicato in scandali e operazioni di disinformazione di ogni tipo. Aveva sostenuto attivamente quella guerra, per l’appunto contribuendo a diffondere informazioni fasulle sulle presunte armi di Saddam; conversando sull’argomento mi disse che la Turchia, negando il passaggio delle truppe americane sul suo territorio, si era comportata non da alleato ma da nemico e che “l’avrebbe pagata”.

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Sta succedendo proprio questo? Qualcuno – non l’amministrazione Obama direttamente, ma ambienti dell’estrema destra neocon – ha provato a fargliela pagare, facilitando il golpe gülenista? Un indizio su tutti, l’articolo che l’ex vicepresidente del National Intelligence Council della Cia Graham Fuller – e studioso dell’islam politico – ha scritto per l’Huffington Post subito dopo il golpe per prendere sfacciatamente le parti di Gülen: negandone ogni coinvolgimento nel golpe, presentandolo come leader di un “Islam moderato”, tacendo totalmente sulle attività eversive e di spionaggio che il suo movimento ha compiuto negli ultimi anni in Turchia. Ulteriore tassello, l’op-ed firmato dallo stesso Gülen sul New York Times, sempre dopo il golpe, per dichiararsi innocente ed straneo ai fatti (pensate a Totò Riina che, dopo la cattura, interrogato rispose “signor giudice, io niente saccio”): un po’ come se un qualsiasi organo di stampa di uno stato amico degli Usa – o addirittura alleato – avesse acconsentito dopo l’11 settembre alla pubblicazione di un editoriale a firma Osama bin Laden. Nel caso specifico, l’equivalente turco del terrorista saudito è ospitato negli Usa: motivo che spinse l’amministrazione Bush a invadere l’Afganistan nel 2001, allora base bin Laden. La Turchia chiede solo l’estradizione, gli Usa non hanno mostrato particolare solerzia al riguardo.

Francamente, comincio a sentirmi pessimista sul futuro della Turchia: la possibile partecipazione americana al golpe (non ufficiale), la reticenza americana sull’estradizione di Gülen, la mancata solidarietà da parte degli alleati della Turchia dopo il golpe fallito, l’ennesima ondata di attacchi isterici scatenata dai media occidentali contro Erdoğan (colpevole di non essersi fatto ammazzare?), mi fanno pensare a una rottura al momento insanabile con quella parte del mondo chiamata “Europa” e “Occidente”. La Turchia deve cominciare a investire pesantemente in diplomazia pubblica e comunicazione, se vuole almeno provare a uscire da questa spirale pericolosissima di demonizzazione.

Una risposta a “Gülen, la Cia e il golpe in Turchia”

  1. Come mai Gulen ed Erdogan che erano amici fino al 2013 (così almeno ho letto su wikipedia 🙂 ), poi sono diventati acerrimi nemici?
    Una questione di potere?

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