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La Turchia di Gwynne Dyer e l’Apocalisse

Gwynne Dyer, the author of the "Climate Wars" , presents his book

Di articoli insensati – il Sultano, l’autoritarismo, le bombe se le è messe da solo, i giornalisti critici condannati in massa all’ergastolo, i terroristi del Pkk chiamati “militanti” e mai terroristi – in questi giorni ne ho letti molti: ma nessuno si avvicina alle vette di approssimazione e disinformazione che Gwynne Dyer, un “giornalista canadese che vive a Londra” (ma cosa c’entra con la Turchia, allora?), ha esibito in un pezzo pubblicato in traduzione su Internazionale.

Sarebbe impresa chilometrica mettere in evidenza tutti gli errori, le mistificazioni e le interpretazioni sconclusionate, mi limito ai primi perché dopo 2/3 paragrafi diventi preda di una sensazione di disgusto per uno scempio simile:

In un sistema parlamentare come quello della Turchia, il 49 per cento del voto popolare garantisce un’ampia maggioranza di seggi, e così Recep Tayyip Erdoğan guiderà la Turchia per altri quattro anni.

Eh? Come? Ma cosa c’entra Erdoğan con le elezioni politiche del 1° novembre? Lui è il presidente e non era di certo candidato, rimarrà in ogni caso in carica fino all’agosto del 2019.

Alle ultime elezioni l’Akp è riuscito a sostituire quei voti perduti con quelli dei nazionalisti, spaventati da una secessione curda, e dei cittadini comuni che vogliono solo pace e stabilità. Ma per ottenerli ha dovuto scatenare una guerra.

Ma assolutamente no! L’Akp ha riconquistato un milione di voti nelle zone a maggioranza curda, sottraendo all’Hdp 18 deputati; e la “guerra” – guerra? mah… – è stata scatenata dall’organizzazione terroristica Pkk come “guerra rivoluzionaria di popolo”, alla quale il governo e le forze armate hanno risposto con azioni anti-terrorismo mirate.

Nel 2011, quando è cominciata la guerra civile in Siria, Erdoğan ha offerto il sostegno della Turchia ai ribelli, soprattutto perché in quanto musulmano sunnita detestava gli alawiti che sostengono il presidente siriano Bashar al Assad.

Vabbè, qui siamo alle comiche!

L’Akp di Erdoğan ha vinto le elezioni, ma la Turchia non è più una vera democrazia. E dato che la metà della popolazione che non ha votato per Erdoğan lo odia, non sarà neanche uno stato autoritario particolarmente stabile. A dire il vero, sta probabilmente vacillando sull’orlo di una guerra civile.

E l’Apocalisse? Quando squilleranno le sette trombe dell’Apocalisse?

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