Hartapu, il grande re e la sua stele

Hartapu

La scoperta della stele del “grande re Hartapu”, rinvenuta nell’area di Konya, è stata segnalata da Archaeology, la rivista dell’Archeological Institute of America, tra le 10 più importanti del 2020. Ne ho parlato, come sempre, su Il Giornale dell’Arte: anche se avrei voluto avere molto più spazio a disposizione.

Ecco il testo del mio articolo:

La storia plurimillenaria e complessa dei regni anatolici nelle età del bronzo e del ferro si arricchisce di un nuovo, inatteso capitolo. Gli archeologi del British Institute di Ankara e dell’Oriental Institute di Chicago hanno infatti individuato, nell’area dell’altopiano di Konya (l’antica Iconium) oggetto di un vasto progetto di ricerca, una grande collina artificiale nata dal sovrapporsi di strati successivi d’insediamento umano dal tardo Calcolitico fino all’età ellenistica, e poi un’iscrizione con geroglifici della lingua luvia che svela la sua identità.

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La collina artificiale, alta 35 metri ed estesa per 30 ettari nella sua cittadella e per 125 complessivamente, è quella dell’odierna località di Turkmen-Karahüyük. Già esaminata a partire dal 2017 come logica capitale di un grande regno, in virtù della sua estensione e della qualità delle ceramiche trovate in superficie, è ancora in attesa di essere scavata.

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La stele – misura 95 centimetri per 45 – è stata in effetti trovata da un agricoltore, mentre puliva un canale d’irrigazione a 600 metri da Karahüyük; è stata immediatamente mostrata agli archeologi, per l’appunto attivi nella zona durante la campagna del 2019. Risale all’VIII secolo a. C., vi è nominato il “grande re Hartapu” – già conosciuto da altre iscrizioni in 2 santuari su montagne vicine – che celebra la sua vittoria sul regno di Muska, probabilmente il regno di Frigia del re Mida. Turkmen-Karahüyük sarebbe quindi Tarhuntassa, brevemente la capitale dell’impero ittita nel XIII secolo a. C. e successivamente di un regno indipendente.

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