Hasankeyf, sommersa e salvata

Hasankeyf

In questi giorni – in Italia, ma anche altrove – si è fatto un gran parlare di Hasankeyf: la città sul Tigri nel sud-est della Turchia che verrà sommersa – a breve, ma ancora non si sa di preciso quando – dalla costruzione di una diga e dal formarsi di un bacino artificiale.

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Si tratta di una città antica, abitata da 12.000 anni: quindi l’operazione ha dei costi sul piano ambientale e culturale notevole; in più, si tratta di una zona a maggioranza curda e quindi le strumentalizzazioni politiche si sono sprecate. Nei fatti, la grande diga di Ilisu è un ottimo progetto che fornirà a una delle aree depresse del paese elettricità e acqua per l’irrigazione; porterà sviluppo, insomma!

Ne ho invece lette – come sempre, del resto – di tutte i colori: fake news, manipolazioni, ribaltamenti sfacciati della realtà a tutto spiano. Ecco, già la scelta del tema dovrebbe far riflettere: perché i nuovi straordinari musei e le incredibili scoperte archeologiche che avvengono frequentemente vengono ignorate dai media, mentre tutti a parlare di Hasankeyf e della sua “distruzione”?

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In un breve articolo che uscirà a settembre su Il Giornale dell’Arte ho cercato di spiegare in modo completo e obiettivo cosa avverrà:

[…]

Attivisti di tutto il mondo – dagli ecologisti a Europa Nostra – hanno protestato a gran voce, ma invano. Verranno sacrificati un paesaggio incontaminato, ricerche archeologiche promettenti, una storia umana ininterrotta da almeno 12 millenni.

[…]

D’altra parte, se molte strutture come i piloni superstiti del ponte medievale verranno sommerse e se gli scavi archeologici dovranno essere abbandonati, i monumenti più rappresentativi – un hamam del ‘300, il mausoleo di Zeynel Bey del ‘400, una moschea e una scuola coranica – vengono trasportati al sicuro.

Trovano posto nel parco all’aperto del nuovo museo, costruito nel nuovo villaggio a una quota più alta che ospiterà gli abitanti del vecchio Hasankeyf (la distanza è di 5 chilometri), in cui sono esposti anche gli oggetti rinvenuti durante i lavori per la diga.

La cittadella probabilmente già romana sullo sperone calcareo alto 100 metri, chiusa per una frana dal 2010, verrà restaurata, protetta dalle acque con un muro lungo un chilometro, resa accessibile con imbarcazioni e riaperta al pubblico.

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