I parchi di Istanbul, Emirgan

No, non ce ne stiamo sempre in giro; abbiamo semplicemente concentrato delle attività interessanti nella giornata di lunedì: e prima di andare alla presentazione del festival del cinema di Istanbul e al wine bar Corvus, siamo andati a fare una passeggiata nel parco di Emirgan dove non ero mai stato. E’ un luogo magico, incantato: un parco immerso nel verde proprio sul Bosforo (lato europeo), meta d’elezione per pic-nic domenicali.

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E’ nato nel XIX secolo come parco della residenza – uno splendido yalı in riva al mare – di İsmail Paşa, il khedive d’Egitto esiliato dagli inglesi nel 1879; tutta la famiglia regnante egiziana si trasferì a Istanbul, lasciando in eredità una serie di lussuose dimore oggi aperte al pubblico. A poche decine di metri, c’è invece la residenza più moderna del principe – sempre degli Hıdiv – Mehmet Ali Hasan: costruita nel 1927 da Edoardo De Nari, acquistata successivamente dalla famiglia Sabancı e oggi sede di uno splendido museo.

Il parco di Emirgan è famoso soprattutto per il Festival dei tulipani che vi viene organizzato dal 2005, nel mese di aprile: ve ne parlerò a tempo debito. E’ in collina, ci si arriva comodamente in autobus o in automobile (parcheggio interno, ingresso – per la vettura, a piedi non si paga – di 6 lire turche): e poi si cammina piacevolmente nei cento e passa ettari nei vialetti, tra alberi di alto fusto – una sorta di giardino botanico – e fiori; tutto attrezzatissimo: tavolacci in legno, perfino le griglie per arrostire ciò che si vuole (bisogna portarsi solo la carbonella, ma conoscendo ormai le abilità commerciali dei turchi sarà sicuramente in vendita nei pressi).

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Lunedì, ancora tecnicamente in inverno, di gente ce n’era molto poca e ben coperta: ma mi hanno detto che d’estate si scatena il finimondo, soprattutto nel fine settimana. Per chi non ama la rusticità, ci sono tre allettanti alternative: i tre padiglioni (köşk, in turco) – due prevalentemente in legno, uno in muratura – fatti costruire da İsmail Paşa per i suoi diletti e adattati dalla municipalità di Istanbul in caffé e ristoranti: quello giallo, quello rosa, quello bianco. E’ la stessa gestione – la Beltur, una municipalizzata – del parco di Yıldız di cui vi ho parlato tempo fa.

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Come a Yıldız, si mangia benissimo a costi contenuti: e la vista è semplicemente strepitosa, il Bosforo in tutta la sua gloria solcato da gigantesche petroliere e barche da diporto, la costa opposta con tratti urbanizzati e tratti ancora selvaggi; visto che il locale era semi-vuoto, abbiamo preso possesso – nel padiglione giallo, sarı köşk: costruito dall’architetto Baylan – di un tavolo addossato alla finestra: abbiamo provato filetto, köfte e le insalate mistissime che fanno qui, con unanime soddisfazione (si spende sulle 30 lire turche a persona, meno di 15 euro; non vengono servite bevande alcoliche).

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Abbiamo rinunciato al dessert per prenderlo poco distante: una pasticceria proprio sull’acqua – a fianco del museo Sabancı – specializzata nel muhallebi, il pudding che a me piace mangiare aromatizzato alla mastica; stavolta ho optato per un keşkül (sempre pudding al latte, ma a base di madorle: ma ciò che più conta, a Sütiş (questo il nome del locale), è l’atmosfera di vivificante rilassatezza che nasce dall’incontro virtuoso tra la brezza e il sentore del mare, i raggi di un sole che comincia a scaldarsi, le delizie del dolce. Mi sistemerei lì per intere mattinate, per interi pomeriggi (si può anche pranzare, a base di kebab).

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