Il pellegrinaggio di San Giorgio a Büyükada, 23 aprile 2013

Buyukada

A Istanbul, il 23 aprile è un giorno speciale. Come nel resto della Turchia, si celebra la “Festa della sovranità nazionale e dell’infanzia”; mentre a Büyükada – la “grande isola” di cui vi ho parlato qualche settimana fa – si compie l’annuale pellegrinaggio alla chiesa ortodossa di San Giorgio: un pellegrinaggio sorprendente perché fondamentalmente inter-religioso, visto che attira decine di migliaia di musulmani, oltre ad armeni, ebrei e cristiani di ogni denominazione.

Sorprendente, ma non nuovo: perché esempi del genere – santuari frequentati da fedeli delle tre religioni monoteistiche – in passato erano diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo, in particolare nello spazio ottomano e a Istanbul. E non è un caso se la festività di San Giorgio – soldato di Diocleziano nato in Cappadocia – è sovrapponibile a quella pre-islamica di Hıdırellez, per l’arrivo della primavera: una stratificazione che ha resistito alle vicende brutali della disgregazione dell’impero multi-etnico e alla nascita della Repubblica turcocentrica.

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I pellegrini del XXI secolo sono soprattutto donne, alcune velate ma la maggior parte no; abbigliamento e accessori fanno pensare alla media borghesia, tutte le classi sociali sono però rappresentate. Gli uomini sono invece pochi, spesso distratti accompagnatori; moltissimi i giovani, che approfittano della giornata libera per una gita nella natura, tra mare e pineta.

E pochissimi i rum (greco-ortodossi cittadini turchi): perché ormai a Istanbul sono rimasti in quattromila, perché comunque preferiscono evitare la folla accalcata nella ripida stradina che nell’ultimo tratto del percorso conduce al monastero; alcuni vengono direttamente dalla Grecia per aiutare nella vendita delle candele e nella gestione della folla nella chiesetta, completamente distrutta da un incendio qualche anno fa e poi fedelmente restaurata: il campanile con la croce, la bandiera turca che sventola impetuosa, il bassorilievo con San Giorgio che uccide il drago.

Arrivano tutti via mare, dopo aver preso d’assalto i traghetti: la traversata dura da mezzora a un’ora e mezza a seconda del luogo d’imbarco, il clima è trepidante e festoso nonostante i disagi da sovraffollamento. Una volta arrivati a Büyükada, la collina di San Giorgio dista un’ora di piacevole cammino o molto meno in calesse (fayton): tra lussuose residenze estive e poi tra pini secolari, per arrivare ad una radura – prima dell’erta finale – totalmente occupata da punti-ristoro anche improvvisati e da decine e decine di bancarelle dove eventualmente acquistare tutto l’occorrente per ingraziarsi il santo; c’è anche una scorciatoia direttamente attraverso la pineta, che raddoppia il dislivello in salita ma che consente d’imbattersi – sulla collina gemella – nell’antico orfanotrofio in legno costruito da Alexander Vallaury più di un secolo fa, oggi purtroppo abbandonato e marcito.

L’aspetto decisamente più interessante e spiazzante del pellegrinaggio del 23 aprile è la varietà incontrollata delle forme devozionali, alcune antichissime – riproposte dall’Hıdırellez – e altre nuove di zecca. Domina la simbologia dei colori: ad esempio i rocchetti di cotone srotolati lungo la salita, le candele accese poi in chiesa, i nastri (sostituiti in caso di necessità da fazzolettini profumati per le mani, diffusissimi in Turchia) legati agli arbusti anche in giardino; a ogni colore corrisponde una specifica tipologia di grazia richiesta, indicata a caratteri cubitali dai venditori: ad esempio rosso ovviamente per l’amore, verde per i soldi, bianco per la casa. Chi sogna una nuova abitazione dispone di un’alternativa: riprodurne la forma essenziale – in due dimensioni – coi fiammiferi.

Ma l’oggetto più richiesto è un campanello in metallo da offrire al santo: che ricorda l’evento miracoloso – annunciato a un pastore dal suono di campanelli – del ritrovamento dell’icona di San Giorgio, quella secondo la tradizione custodita e venerata in chiesa. Al suo interno, la pratica più diffusa – dopo essersi segnati all’ingresso – è la richiesta diretta di una grazia (dilek): viene scritta su un pezzo di carta qualsiasi – senza troppa discrezione – poi riposto in una grande urna trasparente; appena usciti, invece, viene invocata la benedizione personalizzata da parte del contingente sacerdotale, rafforzato per l’occasione. Gli ex voto sono sporadici, per grazia ricevuta – l’anno successivo – vengono offerte zollette di zucchero agli altri pellegrini. Senza distinzione di religione.







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4 commenti su “Il pellegrinaggio di San Giorgio a Büyükada, 23 aprile 2013

  1. Dimitris il said:

    Forse sarebbe interessante se aveste scritto un po per la storia e del nome originale dell’isola accennando che e Pringhipos (Prinkipos), che sarebbe la capitale delle isole dei Principi che in un passato non tanto remoto erano abitate quasi solo da Greci Ortodossi 🙂

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