Islam, donne e il W20 di Istanbul

W20

Riproduco anche qui il mio nuovo post del blog di “cose turche” che tengo per LookOut News

Ne ero sicuro: il W20, il G20 tutto al femminile che si è tenuto il 16 e 17 ottobre a Istanbul su iniziativa della presidenza di turno turca, ha ricevuto scarsa attenzione mediatica. A Tarabya, nella due giorni in riva al Bosforo, i giornalisti internazionali – attentissimi quando si tratta di parlare di diritti delle donne violati, di violenze soprattutto – erano praticamente assenti. Eppure si è trattato del primo W20 della storia, parlarne avrebbe consentito di smontare pregiudizi e idee fallaci sul ruolo della donna in un paese a maggioranza islamica come la Turchia, per di più governato da un partito d’ispirazione islamica. Dopotutto, informare e spiegare non sono forse la missione essenziale del giornalismo?

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Non che siano state prese decisioni di rilevanza immediata e concreta, le raccomandazioni del documento conclusivo – che verrà successivamente discusso al summit dei capi di stato di Antalya, il 15 e 16 novembre – mostrano però la determinata volontà di incentivare la presenza delle donne nelle attività politiche ed economiche, a tutti i livelli e soprattutto a quelli decisionali. Le parole chiave del documento sono istruzione, impiego, impresa: le chiavi per poter inserire a pieno titolo, da protagoniste, un numero sempre maggiore di donne nel XXI secolo; e poi, vengono indicate una serie di misure pratiche: dall’accesso facilitato al miglioramento dei servizi sociali, passando per l’eliminazione delle discriminazioni – anche salariali – sui luoghi di lavoro.

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L’iniziativa, dicevo, è stata tutta turca: dell’ex vice premier per l’economia Ali Babacan, del’ex premier e oggi presidente Recep Tayyip Erdoğan. Gliene è stato dato pieno merito nel corso dell’incontro di Istanbul, ma non sulla stampa internazionale: e i pregiudizi continuano a proliferare!

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