Le isole di Istanbul, Büyükada

Oggi a Istanbul è arrivata la Primavera, in larghissimo anticipo! E pensare che l’anno scorso, a fine febbraio, le nevicate si sprecavano: quindi, meglio non cantar vittoria. Dalla redazione ci hanno comunque chiesto di dare qualche consiglio per gite all’aria aperta nel periodo pasquale, segnalandomi che un vecchio post sulle spiagge di Istanbul (appartenente alla precedente gestione: io ne parlerò a tempo debito, una per una) registra un’impennata di accessi; beh, no: a Istanbul non aspettatevi né l’Oriente né i Tropici, andare in spiaggia a fine marzo significa congelarsi! Tuttavia, un’lternativa sempre marinara esiste: l’isola di Büyükada, la più grande delle isole dell’arcipelago dei Principi nel mare di Marmara, di fronte a Istanbul e proprio a dove abito io. Ci si arriva comodamente in traghetto, la traversata dura da un’ora e mezza a mezz’ora: da Kabataş, Kadıköy, Bostancı (le partenze sono frequenti).

Isole dei Principi perché – qualche secolo fa – vi venivano spediti in esilio i principi bizantini che perdevano il potere, prevalentemente in monasteri sparsi in tutto l’arcipelago. A fine Ottocento, Büyükada si è trasformata in luogo di villeggiatura e di soggiorno balneare: meta privilegiata di agiati istanbulioti e turisti occidentali, in alberghi lussuosi e ville sfarzose in legno; a partire dagli anni ’50, è diventata meta di gite e pic-nic domenicali: c’è una pineta e si respira aria pura, anche perché le automobili sono bandite. Al loro posto, calessi (fayton) e biciclette in affitto. Esiste una strada circolare che corre tutt’intorno all’isola: oltre al verde e ai fiori, l’altra attrattiva dell’isola è costituita dalle abitazioni eleganti e maestose; c’è anche quella dell’esilio di Trotsky, oltre alla residenza estiva del Vaticano dove volentieri soggiornava Angelo Roncalli (delegato apostolico dal 1935 al 1944). Si respira aria pura, si respira opulenza: quella di un mondo altrove scomparso. C’è anche qualche spiaggetta, ma di difficile accesso; più facile trovare piscine, nei club più in: ma non sono sicuro che per Pasqua siano aperte (piscine scoperte, ovviamente).

Per gli ardimentosi che vorranno percorrere l’isola in lungo e in largo, ci sono due tappe obbligate: il monastero di San Giorgio a metà percorso, il nuovo museo “delle isole” poco distante. Quella di San Giorgio è una chiesetta ortodossa inerpicata su di una collina di oltre 200 metri, la più alta di Büyükada e raggiungibile solo a piedi da un piazzale che è il terminale intermedio dei fayton: è famosa per il pellegrinaggio del 23 aprile, a cui partecipo regolarmente ogni anno insieme a decine di migliaia di persone (la cosa vi potrà sorprendere: in schiacciante maggioranza musulmani!). Da lassù, ogni giorno dell’anno, si gode una vista stupenda sul mare, le altre isole, la sponda asiatica di Istanbul; c’è anche un bar-ristorantino a prezzi modici. Per il museo, dal piazzale prima della salita si scende verso la chiesa e il cimitero di San Nicola: è stato creato coi fondi di Istanbul 2010 capitale europea della cultura, illustra la vita e le tradizioni di tutte le comunità etniche e religiose delle Adalar (“isole”, in turco); il biglietto d’ingresso ha un costo irrisorio, la visita dura neanche un’ora: vengono organizzate mostre tematiche, lo staff del museo è disponibile – su prenotazione – per visite guidate tra le ville e gli annessi parchi e giardini (sono preparati e professionali).

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Non consiglio invece di attardarsi troppo nell’area portuale. Le trappole per turisti e le bancarelle di cianfrusaglie hanno purtroppo invaso ogni spazio; state lontano soprattutto da ristoranti di pesce sul molo: i prezzi potrebbero rivelarsi oltraggiosi. All’interno, si trova qualche soluzione più economica e pur gradevole – kebab di ogni tipo – e pasticcerie/gelaterie: non abbiate timore, sedetevi e assaggiate (alternativa: spesa al supermercato e pic-nic in pineta); sempre all’interno, a 5 minuti a piedi dal porto, c’è il secondo spazio espositivo del museo Adalar: al momento c’è la mostra su Lefter, di cui ho già parlato qualche settimana fa (l’anno scorso, ne hanno realizzata un’altra sugli edifici storici e sugli architetti dimenticati). Poi, delle chiesette, come quella cattolica – retta dai francescani – di San Pacifico; prima di ripartire non dimenticate di comprare, per poche lire turche, una ghirlanda di (finti) fiori: è la prova irrinunciabile di chi a Büyükada può dire di esserci stato. E se poi non avete davvero voglia di tornare e decidete di trascorrere sull’isola almeno una notte, Splendid Palas: è quello della foto (non è economico, ma ne vale la pena).

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