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Istanbul tra miti di fondazione e leggende

(già pubblicato sul numero di Giugno 2020 de Il Giornale dell’Arte, col titolo “Istanbul da leggenda“)

Istanbul

Tommaso Braccini, Bisanzio prima di Bisanzio. Miti e fondazioni della nuova Roma (Salerno editrice, Roma, 2019), pp. 182, 16€

Byzantion, forse per un breve periodo Colonia Antoniniana, Nuova Roma o anche Costantinopoli, Kostantiniyye per i conquistatori ottomani, ufficialmente Istanbul a partire dal 1930. La metropoli imperiale ha cambiato nome e identità più volte, nel corso dei millenni: ma nei miti di fondazione e rifondazione – è questa la tesi di fondo di Tommaso Braccini – emerge una perenne tensione tra elementi locali e successivi apporti esterni, che hanno reinterpretato selettivamente il passato e plasmato l’avvenire.

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Bisanzio prima di Bisanzio ricorre solo occasionalmente all’archeologia, il suo stesso autore lo presenta come uno studio dell’ “archeologia leggendaria” della città: e infatti si basa su nuove analisi e letture di fonti già conosciute – ellenistiche, romane, bizantine, persino ottomane. Le scoperte degli anni ’50 e ’60 nell’area del centro monumentale insieme alle più recenti come il villaggio neolitico di Yenikapi in riva al mare di Marmara, anche se menzionate di sfuggita, danno però spessore alle sue ricostruzioni.

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Ricostruzioni che seguono fondamentalmente un filo conduttore costante: la volontà di chi si è di volta in volta affermato come sovrano di ridimensionare il peso di chi c’era prima, rifondando la città in virtù di interventi divini o profezie che offrono legittimità e protezione, che prefigurano il prestigioso futuro universale.

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Nelle pagine del bizantinista compaiono a un ritmo vorticoso Io e gli Argonauti, Bisante discendente di Zeus, Apollo e Poseidone costruttori delle prime mura, la tenebrosa dea Ecate e la vergine Theotokos, il mistico Apollonio di Tiana e Sant’Andrea, re Salomone e Alessandro Magno in qualità di fondatori in una fantasiosa versione ottomana. Una sequenza complessa di elementi, che rimangono ancorati nella toponomastica e continuano ad affiorare negli innumerevoli insediamenti lungo il Bosforo e il Corno d’oro.

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