Le feste dell’Islam a Istanbul, il Kandil

In Turchia c’è un doppio calendario: uno con le feste civili della Repubblica, un altro con le feste religiose dell’Islam (non tutte ovviamente sono giorni di vacanza). Senza contare le feste di tutte le altre comunità tradizionali, musulmane e non musulmane: al “Museo delle isole” di Büyükada, viene ricostruita con pannelli informativi e foto la varietà enorme di riti, date, santi, cibi, bevande e usanze di una popolazione che più mista non si può!

Oggi, 23 gennaio 2013, si festeggia una delle ricorrenze islamiche più sentite: il Mevlid Kandili, l’anniversario della nascita del Profeta Maometto. Non è un anniversario precisissimo: il calendario islamico segue il ciclo lunare, nel nostro calendario gregoriano le date corrispondenti cambiano di anno in anno. In effetti, in Turchia ci sono dei festeggiamenti ulteriori costantemente ad aprile, per il compleanno del fondatore dell’Islam: con tutta una serie di conferenze, preghiere, mostre, distribuzione di opuscoli, dolci e rose; è possibile che sia un’iniziativa recente, legata all’ascesa dei movimenti politici d’ispirazione religiosa: ma non ne sono certo.

Di kandil ce ne sono cinque, tutti legati alla vita di Maometto: il Mevlit Kandili di oggi; il Regaip Kandili, il suo concepimento (quest’anno, il 16 maggio); il Miraç Kandili, il suo viaggio in Paradiso a cui poi si è ispirato Dante – con la mediazione della tradizione andalusa – per la Divina Commedia (5 giugno); il Berat Kandili, il giorno del perdono dei peccati (23 giugno); infine, la notte del Kadir che celebra la rivelazione del Corano, durante il mese sacro del Ramadan (nel 2013, il 3 agosto). Non sono feste pubbliche, almeno in Turchia: si lavora come tutti gli altri giorni. Cosa si fa di speciale per i kandil, allora?

Si accendevanono candele, innanzitutto: perché per una volta il turco e l’italiano sono amiche, kandil vuol dire proprio “candela”; e i sultani ottomani, a un certo punto della loro storia imperiale, hanno cominciato a far illuminare le moschee da una miriade di candele per annunciare la festa. Con la modernità, questa tradizione si è ovviamente persa: ma è nata quella ancor più suggestiva dei festoni giganteschi issati tra un minareto e un altro, con lampadine che formano brevi frasi di carattere benaugurante e religioso.

Per chi va in moschea, ci sono preghiere mirate e la recita del Mevlit, un poema sulla vita del Profeta scritto dal principe Süleyman Çelebi all’inizio del XV secolo. In più, la tradizione richiede visite ai parenti, dei più giovani agli anziani: anche se sempre più di frequente – da quel che mi dicono – ci si limita a una telefonata. E c’è infine l’aspetto mangereccio, che in Turchia ha grande importanza: lo scambio di helva, il dolce fatto con la pasta di sesamo, tra vicini di casa; i simit speciali per il kandil – più piccoli e più fragranti di quelli di tutti i giorni, sempre ricoperti di semi di sesamo – prodotti in gran quantità e venduti dappertutto (anche dai venditori di simit col carrettino, per strada), in contenitori colorati che augurano iyi kandiller (buon kandil). Io, ovviamente, ne vado ghiottissimo: e andrò presto a farne una bella scorta!

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4 commenti su “Le feste dell’Islam a Istanbul, il Kandil

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