Le bevande di Istanbul, l’Oralet

L’ho scoperta esattamente un anno fa: il 19 gennaio 2012. Dice: “ma come fa questo a ricordarsi la data, magari si segna anche le sciocchezze?” Beh, no: mi ricordo la data perché il 19 gennaio – in Turchia e soprattutto a Istanbul – è una data molto particolare; viene infatti commemorato Hrant Dink – giornalista turco-armeno, ucciso da un giovane ultra-nazionalista – nell’anniversario della sua morte: con un corteo di decine di migliaia di persone che sfila da piazza Taksim alla sede del settimanale Agos che dirigeva, luogo dell’attentato. Quest’anno non sono riuscito a organizzarmi, ma l’anno scorso c’ero: con tutta una serie di amici; c’ero ed era freddissimo, un giornata di freddo polare.

Per riscaldarci un po’, dopo i discorsi di commemorazione, ci siamo rifugiati in un caffé dalle parti di Feriköy. Abbiamo ordinato praticamente tutti del çay (il té turco di cui prima o poi parlerò approfonditamente), tutti evidentemente tranne la mia amica Behice: che ha ricevuto invece un bicchierino – rigorosamente a forma di tulipano, esattamente gli stessi per il çay – con dentro un bizzarro liquido arancione. Un’aranciata calda? Sì, proprio così! Come mio solito, non ho saputo resistere alla tentazione: e mi sono fatto portare anch’io un’Oralet all’arancia. Calda, riconfortante. Ed è stato amore al primo sorso. Al tavolo a fianco hanno portato una versione che ho immaginato essere alla banana: colore giallognolo inconfondibile.

In ogni caso, nei giorni seguenti sono andato a caccia di questa Oralet, per farmene una scorta casalinga. Ho provato nei supermercati, nel negozietto sotto casa, nei centri commerciali, al mercato del lunedì sempre sotto casa: niente, dell’Oralet nessuna traccia. Poi mi hanno spiegato che cercavo a vuoto: l’Oralet è stata popolare qualche decennio fa ed era passata di moda, apparentemente l’azienda che la produceva l’aveva messa fuori mercato. E quella che avevo bevuto il 19 gennaio 2012? Beh, l’Oralet vera e propria non esisteva più: però si potevano trovare dei succedanei, dei simil-oralet con nomi e sapori diversi ma chiamati chiamati “oralet”. Un omaggio dovuto. Ne ho scovato quattro tipi diversi – sempre e solo arancia, niente banana – e ho organizzato perfino una degustazione collettiva: un paio si sono rivelati gradevoli; e poi l’ho cercata nei menu di qualsiasi caffé in cui entravo: con esito positivo a Bodrum e a Kanlıca lungo il Bosforo (luogo meglio noto per lo yogurth: ne parlerò!). Poi, qualche mese fa – in un supermercato Migros – la rivelazione: l’Oralet – quella vera, autentica e originaria: con trademark e tutto – è inaspettatamente tornata; sul sito web, tutti i dettagli: in polvere o in grani, al gusto di arancia, limone, mela, visciola, rosa canina (e la banana? vabbé, non fa niente…). Ne ho ancora di quella d’imitazione, appena finita passerò a quella griffata; provatela, ma non abusatene di sera: dopo il secondo bicchierino – bello denso – io almeno non riesco a dormire.

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