Gli ittiti e i loro regni (mostra al Louvre)

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Il 2 maggio aprirà una fantastica mostra al Louvre, dedicata ai popoli che hanno fatto la storia dell’Anatolia e della Siria: l’impero ittita, i regni che ne presero il posto dopo la caduta, gli Assiri che li conquistarono (e assorbirono parte delle loro tradizioni artistiche).

Ne ho scritto per Il Giornale dell’Arte: l’articolo uscirà nel mese di maggio, qui vi faccio leggere un paio di paragrafi e vi mostro alcune foto. Aggiungo qui – non l’ho scritto nell’articolo, perché non rilevante – che anche stavolta la Turchia si è contraddistinta per la sua scarsa attitudine alla cooperazione coi grandi musei internazionali: non ha infatti prestato nulla di quanto richiesto, ha perso una grande occasione per far meglio conoscere all’estero il suo straordinario patrimonio culturale.

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È Max von Oppenheim, diplomatico tedesco convertitosi all’archeologia, l’eroe della mostra in programma dal 2 maggio al 12 agosto nella Hall Napoléon del Louvre: “Regni ritrovati. Dall’impero ittita agli Aramei”, dedicata alla storia – poco conosciuta, dal grande pubblico – degli imperi e dei regni dell’Anatolia tra l’età del bronzo e l’età del ferro. L’impero ittita, che estese il suo dominio fin sul Levante rivaleggiando con l’Egitto di Ramses II. I regni neo-ittiti o aramei emersi dopo la sua caduta improvvisa, verso il 1180 a. C., e considerati “eredi delle tradizioni politiche, culturali e artistiche dell’impero scomparso”, come si legge nel dotto catalogo edito da Lienart.

Membro di una famiglia di banchieri e appassionato sin da giovane di Medio oriente e di islam, impegnato in una missione per definire il tracciato della linea ferroviaria Berlino-Baghdad, nel 1899 von Oppenheimer s’imbatté nella città sepolta di Guzana, in Mesopotamia al confine tra le odierne Turchia e Siria (col nome moderno di Tell Halaf).

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Per ovvie ragioni cronologiche, i visitatori scoprono per primo l’impero ittita, con capitale Hattusa in Anatolia centrale, di cui vengono presentate le varie fasi storiche e l’espansione territoriale.

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Il percorso espositivo si concentra poi sugli stati successori dell’impero, nel sud dell’Anatolia e in Siria: “neo-ittiti” perché ne ereditarono la cultura e persino gli amministratori, “aramei” per consonanza linguistica. I loro centri urbani hanno fatto la storia dell’archeologia pioneristica a cavallo del XIX e XX secolo, resi celebri da personaggi mediatici e controversi come Lawrence d’Arabia e Agatha Christie: Sama’al, Tabal, Gurgum, Kunuluwa, Hamath, Karkemish e Melid/Malatya dove sono attive prestigiose missioni archeologiche italiane

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