Un Kaleydoskop sull’abisso della Turchia

Avevo scritto un post – alcune settimane fa – sulla rivista online Kaleydoskop, dedicata alla Turchia nelle sue sfaccettature culturali e sociali: le mie osservazioni critiche non sono piaciute, per evitare battaglie legali – non né ho né il tempo, né le energie – ho preferito rimuoverlo.

Provo a riformulare quelle critiche in modo del tutto neutrale e fattuale: con la speranza che chi è pronto a salire sulle barricate per difendere la cosiddetta “libertà di espressione” pensi stavolta anche alla mia (perché la libertà dovrebbe valere per tutti, non solo per chi la pensa come noi: concetto elementare, ma evidentemente non recepito).

Innanzitutto, chi si occupa di questa rivista? Lascio parlare loro, cito direttamente loro: sono parole loro, assolutamente non mie. “Kaleydoskop è un progetto ideato da Lea Nocera, elaborato insieme a Fazila Mat, Giulia Ansaldo, Carlotta De Sanctis e Valentina Marcella.

Ora, quello che penso legittimamente mi chiedo è: di queste persone – 9 in totale, insieme a 4 altre persone identificate come “collaboratori” – in quanti votano o voterebbero per l’Akp e per Erdoğan? Perché da una rivista che parla di cultura e società io mi aspetto pluralismo di idee e di posizioni politiche; se questo pluralismo non dovesse esserci, allora si tratterebbe di una rivista politicamente-ideologicamente orientata. Semplice, no?

Non mi esprimo invece sui contenuti, mi limito a segnalare il modo in cui la rivista si è presentata: a Napoli il 17 novembre 2017, dove insegna la professoressa Lea Nocera (è un’informazione di pubblico dominio: non rivelo segreti), con la proiezione del documentario “La Turchia sull’orlo dell’abisso (Uçurumun kıyısında Türkiye)

Questo documentario, presenta il punto di vista di 4 persone: di 4 ATTIVISTI POLITICI che in buona sostanza sono schierati contro il governo (“coinvolti in diverse battaglie politiche e impegnatisi in prima linea nella campagna elettorale del referendum”: il referendum per il passaggio a un sistema presidenziale); ora, se tu intervisti 4 persone che la pensano più o meno allo stesso modo, a me sembra ovvio che verrà presentato un solo punto di vista. Mi chiedo: non avrebbe avuto più senso, di 4 persone intervistate, sceglierne con sensibilità politiche diverse così da rappresentare in modo più fedele la realtà?

Ad ogni buon conto, io sono personalmente a disposizione della professoressa Nocera e della redazione di Kaleydoskop per presentare il mio punto di vista, la mia interpretazione dei fatti: sia con articoli, sia partecipando ai loro dibattiti. A chi fa ricerca e giornalismo dovrebbero interessare i punti di vista di tutti, no?

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