KarDes, guida alla Istanbul multiculturale

Kardes

(recupero un articolo scritto qualche mese fa sulla guida multimediale KarDes: un sistema intelligente per scoprire la città al di fuori dei circuiti obbligati del turismo di massa, in modalità “gregge”…)

Un’alternativa al turismo di massa, che a Istanbul si concentra ad Hagia Sophia e nella moschea blu, nel palazzo ottomano di Topkapi, nel Gran bazar. La fondazione Hrant Dink, intitolata al giornalista turco-armeno ucciso nel 2007, ha infatti realizzato una guida multimediale – un’applicazione per cellulari – che consente invece di scoprire le tracce multiculturali di una città storicamente cosmopolita e stratificata.

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KarDes – “fratello” in turco, “mappa” in armeno – è disponibile in turco e in inglese. Offre al momento 12 itinerari della memoria, ognuno di 10-15 tappe e dalla durata di un paio di ore, nei quartieri più residenziali e meno turistici di Istanbul. Moda, Galata e Pera, Samatya e le isole dei Principi, avevano in comune – fino alla Prima guerra mondiale – una popolazione composta in maggioranza da greco-ortodossi, armeni, ebrei, levantini.

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Quel passato viene rievocato attraverso immagini recenti e d’epoca, descrizioni dense di dettagli e di storie dimenticate, interviste video a membri di queste comunità numericamente sempre più marginali. Il risultato è un inventario minuzioso di circa 900 siti: chiese, sinagoghe, scuole, cimiteri, giardini, negozi, ristoranti, cinema e teatri, abitazioni di intellettuali e artisti – ancora visibili, o distrutti dal tempo e dagli uomini.

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