La storia del parco Gezi di Istanbul

A causa delle proteste in corso in questi giorni nel cuore europeo di Istanbul, il parco Gezi è entrato nella quotidianità di molti: anche di chi non ne aveva mai sentito parlare o comunque non ci ha mai messo piede; dopotutto, il parco non si presenta come particolarmente accogliente: poco curato, il suo ingresso principale ostruito dal capolinea degli autobus urbani. Il parco ha però una storia affascinante e secolare: e ho deciso di raccontarvela.

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Innanzitutto, sin dal XVI secolo nella zona di Taksim sorgeva un grande cimitero armeno. A concedere l’area alla minoranza cristiana dell’Impero ottomano era stato il sultano Solimano in persona: che aveva voluto ringraziare in questo modo una sua cuoca – armena, per l’appunto – che aveva denunciato un complotto per avvelenarlo. Nel XVIII secolo Taksim è stata invece militarizzata con la costruzione di alcune caserme e la realizzazione di uno spiazzo per le esercitazioni militari: non ho capito, però, se il cimitero – che oggi non esiste più – è stato smantellato completamente o solo parzialmente già in quella fase.

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La grande caserma di artiglieria che il premier Erdoğan vorrebbe far ricostruire è scomparsa all’inizio del XX secolo: è stata pesantemente danneggiata durante il colpo di stato del 1908-1909, ha ospitato nel suo cortile gigantesco uno stadio negli anni ’20, è stata rimossa pietra dopo pietra nel 1940; e a essere rimosso è stato anche un monumento che commemorava la tragedia del popolo armeno, eretto nel 1919: ed è in questo caso un’associazione anti-razzista che ha proposto recentemente la sua ricostruzione. Al posto della caserma, l’urbanista francese Henri Prost – nell’ambito di un master plan per la sistemazione di tutta l’area fin giù al Bosforo – ha fatto realizzare la “passeggiata İnönü” (İnönü era il presidente dell’epoca, “gezi” vuol dire proprio psseggiata): articolata in un’esplanade da cui assistere alle parate civili e militari della Repubblica, in un vero e proprio giardino sul quale è stato successivamente costruito un hotel (del resto del gigantesco parco – il parco n° 2, collegato a Gezi con un ponte pedonale – rimane invece ben poco: al suo posto, alberghi, un centro culturale, uno stadio).

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