Le bevande del ramadan, şerbet e şıra

Il ramadan è ormai finito, quindi questo post potrebbe essere considerato praticamente fuori tempo massimo. In effetti, era in programma da tempo: ma per vari motivi mi sono ridotto all’ultimo minuto; ma le bevande di cui vi voglio parlare, pur se commercializzate con una certa enfasi in questo periodo, sono disponibili anche durante altri periodi dell’anno: anche nei supermercati, quindi non avrete problemi a trovarle. Si tratta degli şerbet di frutta, coloratissimi e degni dei sultani: una bevanda particolarmente apprezzata a palazzo, che – da quanto mi dicono – era completamente passata di moda ma ha riconquistato spazio – perché rinfrescante, perché sana – negli ultimi anni.

Lo şerbet l’ho scoperto da Çiya: soprattutto quello primaverile di newroz, ricco di erbe – quindi verdognolo – di cui ignoro il nome e la provenienza (ma immagino del sud-est); è eccellente per stemperare il piccante di alcuni kebab. Ma ne esistono decine di gusti, integralmente naturali: rosa, mirtillo, mora, tamarindo, fiori di pesca e moltissimi altri (alcuni con aggiunta di cannella, miele e altri aromi). Ho scoperto quelli del ristorante Konyalı Lokantaları l’anno scorso, all’inaugurazione di una mostra: ne hanno portati a degustare una quindicina, li ho assaggiati tutti. Il mio favorito l’ho scoperto però proprio quest’anno, l’ennesimo prodotto seducente della pasticceria Cafer Erol di Kadıköy: i 5-6 şerbet della casa sono esibiti in grossi contenitori di vetro all’entrata, poi venduti – il prezzo è abbastanza elevato, 9 lire turche (poco meno di 4 euro) – in eleganti bottiglie di vetro; ho scoperto quello preparato coi frutti del corniolo (kızılcık, in turco), ne ho consumato in quantità industriale.


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Una variante – anche se da quello che ho capito non si tratta di un vero e proprio şerbet (sono diversi i sistemi di preparazione – è la şıra: succo d’uva leggerissimamente fermentato ma non alcolico, dal sapore gradevolmente dolciastro. Quasi quasi ho cominciato a preferirli – şerbet e şıra – agli alcolici: sicuramente sono più adatti ad alcuni piatti tradizionali della cucina ottomana e turca; anzi, a volta la scelta automatica di ciò a cui si è abituati – vino e liquori – impedisce il piacere della scoperta. Il prossimo obiettivo: trovare uno dei venditori ambulanti che – come una volta – lo vendono servendolo da un grosso recipiente di rame che tengono sulle spalle.

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