Le catacombe sotto Ayasofya (Santa Sofia)

AGGIORNAMENTO: è di questo progetto che ha parlato Dan Brown nel suo ultimo romanzo, Inferno

Sono sicuro che tutti avete sentito parlare – e alcuni visitato – la chiesa di Istanbul comunemente e erroneamente chiamata di “Santa Sofia”: e in realtà dedicata alla Divina Sapienza, al Logos. L’edificio attuale è il rifacimento giustinianeo (VI secolo) della precedente basilica bruciata e ricostruita due volte, poi trasformata in moschea direttamente da Mehmed il Conquistatore nel 1453 e in museo nel 1935: ma non entro nei dettagli perché li potete trovare in qualsiasi libro di storia o in qualsiasi guida, dopotutto è un monumento incluso in tutti i tour classici di Sultanahmet – il cuore turistico della penisola storica – e totalizza tre-quattro milioni di visitatori all’anno (il costo del biglietto d’ingresso – piuttosto esoso – è di 25 lire turche, poco più di 10 euro: informazioni utili sula visita li trovate sul relativo sito web).

Voglio parlarvi invece di altro, di ciò che noi normali visitatori dubito potremo mai vedere dal vivo: tunnel e catacombe, esplorati e filmati negli ultimi 15 anni da un’agguerrita équipe di speleologi, subacquei, fotografi e cameramen guidati da Göksel Gülensoy, l’ideatore del progetto “Sotto Ayasofya”. Il frutto di queste spedizioni nel sottosuolo è un documentario che – a quanto sembra – uscirà già ad aprile 2013; per il momento – al Peto café nei pressi della Torre di Galata – sono esposte una ventina di fotografie che illustrano le scoperte più rilevanti, fino a fine marzo: ma purtroppo non penso che avrò modo di passarci e per il momento dovrò accontentarmi del trailer, presente su youtube.

Gülensoy è stato ispirato dalle numerose leggende in circolazione che fanno riferimento a un collegamento sottomarino da Ayasofya fino alle isole dei Principi, o addirittura a una stanza in cui sono custoditi i segreti della Cristianità; ha voluto dare materialità a queste leggende: e nel corso dei sopralluoghi sono stati rinvenuti tunnel, catacombe utilizzate per un millennio, una tomba ipogea. Elementi interessanti, immagini suggestive: ma dubito che il documentario rivelerà ritrovamenti sconvolgenti, se fosse saltato fuori qualcosa di inaspettato ne avremmo già avuto notizia (anche solo per motivi pubblicitari).

Per contattarmi:
giuse.mancini@gmail.com
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