Le chiese di Istanbul, Hagia Irene (Aya Irini)

AGGIORNAMENTO: per visitare Aya Irini non è più necessario un permesso speciale, adesso è aperta al pubblico (tutti i giorni tranne il martedì, orario 9-17; costo del biglietto, 20 lire turche)

Ieri sera sono stato a un magnifico concerto: il recital vivaldiano-haendeliano di Magdalena Kožená, accompagnata dall’Orchestra barocca di Venezia diretta da Andrea Marcon, nell’ambito del festival musicale organizzato dall’Iksv (per questo e l’altro concerto dei cameristi della Scala, col contributo finanziario dell’Istituto italiano di cultura). Un’esibizione memorabile, in un contesto particolarmente affascinante: la chiesa di Hagia Irene o della “Pace divina”, che in italiano viene sistematicamente ed erroneamente chiamata “Sant’Irene” (in turco, Aya Irini).

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La chiesa ha origini antichissime, una delle prime a essere costruite a Costantinopoli nel IV secolo. Come molte delle chiese in città, a causa di terremoti, incendi e guerre è stata più volte distrutta e ricostruita: l’edificio attuale risale all’VIII-IX secolo, con aggiunte nei secoli XI e XII. E’ a pianta basilicale, con navata centrale e 2 navate laterali; conserva perfettamente l’atrio, sulla volta dell’abside – al posto del Pantokrator – campeggia una grande croce che risale al periodo iconoclastico (VIII e IX secolo, quando le immagini sacre vennero vandalizzate).

Si trova all’interno del primo cortile del palazzo imperiale ottomano di Topkapı, quasi a fianco di Ayasofya (ma è di ben più ridotte dimensioni): e infatti il bonus di andarci per un concerto serale è la passeggiata all’imbrunire – e poi nella notte all’uscita – in un’atmosfera di pura e silenziosa magia. Dopo la conquista del 1453, non è mai stata trasformata in moschea: ed è stata invece prima armeria, poi deposito per il bottino di guerra, poi museo archeologico nel XIX secolo e infine – fino agli anni ’70 – museo militare. Oggi viene utilizzata prevalentemente come sala per concerti, anche in virtù di un’acustica invidiabile; è normalmente chiusa al pubblico: ma so che si possono ottenere permessi speciali per la visita rivolgendosi all’ente statale che gestisce Ayasofya.

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