Le moschee di Istanbul, Yavuz Selim Camii (a Fatih)

Leggendo i racconti di viaggio che transitano per Istanbul, ci si può imbattere in riflessioni bislacche: del tipo “una volta che avete visitato la Moschea blu lasciate perdere le altre, tanto sono tutte uguali”. Beh, no: a seconda delle epoche (e delle disponibilità economiche di chi le ha gli stili architettonici sono diversi, poi ognuna ha la sua storia e le sue particolarità. Quella fatta costruire dal sultano Süleyman per il padre e predecessore Selim, ad esempio, l’avevo vista stagliarsi più volte sul profilo della penisola storica verso il Corno d’oro: ma non avevo mai avuto modo di andarci.

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Ho recuperato nei giorni scorsi, abbinando la visita a quella della chiesa-moschea di Pammakaristos-Fethiye: sono molto vicine, entrambe nel quartiere di Fatih (ma la moschea nota anche come Selimiye è più facile da localizzare, alcuni autobus c’arrivano direttamente). E’ stata costruita all’inizio del XVI secolo, proprio davanti a una immensa cisterna bizantina – all’aria aperta – per la raccolta dell’acqua: che oggi è un parco pubblico della municipalità. L’interno della moschea è di dimensioni ridotte, decorato – ma in maniera sobria e non spettacolare – con maioliche di Iznik; la stessa cupola, non una semi-sfera completa, non ha bisogno di pilastri per sorreggersi. Nella silhouette di Istanbul – risalendo il Corno d’oro – viene dopo le moschee Süleymaniye e Fatih.

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Sono molto belli il portico – con fontana centrale per le abluzioni rituali – e il giardino: vi si respira pace e serenità, in ogni caso la moschea è al di fuori dei circuiti turistici; attorno altri ambienti funzionavano da ostelli per i dervisci: mentre altri ambienti che facevano parte del complesso sono andati perduti. Sempre nei giardini, ci sono le tombe di Selim, di sua moglie Ayşe Hafsa Valide Sultan (e quella della loro figlia Şah da poco localizzata), di 4 dei figli di Solimano, del sultano ottocentesco Abdülmecid. Splendido il panorama: e il consiglio è di prendere la scalinata che parte dal giardino e scendere – addentrandosi nei vicoli – fino giù al Fener, nei pressi del Patriarcato greco-ortodosso.

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