Le mostre a Istanbul, Lefter

Oggi è stato ricordato Lefter Küçükandonyadis, nel primo anniversario della sua morte. So bene che praticamente a tutti voi il suo nome non dice niente, che suona probabilmente bizzarro e impronunciabile: ma Lefter è stato un idolo amatissimo, un personaggio pubblico di prima grandezza. Elefterios Antoniadis – questo il suo nome “originario” – giocava a calcio: è stato il capitano del Fenerbahçe e della nazionale turca negli anni ’50; ha militato per un anno nella Fiorentina e per un anno nel Nizza, ha finito la sua carriera con l’Aek Atene (la squadra dei rifugiati di Costantinopoli). Ha segnato 423 gol col Fenerbahçe: oltre 500 in totale in carriera, 22 in nazionale. Uno che la

buttava dentro, insomma! Ha poi fatto l’allenatore in Turchia, senza particolare successo. Era soprannominato “Ordinaryus”: nel senso di professore, professore universitario – uno che dava lezioni a tutti; già qualche anno fa, nel 2009, nel giardinetto fuori dallo stadio del Fenerbahçe – non lontano da dove abito io – hanno piazzato una sua scultura in bronzo: Lefter mentre calcia e segna.

Capitano della nazionale turca, ma etnicamente greco; o meglio, figlio di padre greco e di madre turca, comunque di fede greco-ortodossa: padre pescatore dell’isola di Büyükada nel mare di Marmara di fronte a Istanbul (dell’isola ve ne parlerò un’altra volta), un’isola che storicamente ha accolto una molteplicità di gruppi etnici e confessionali (rum ed ebrei, latini e armeni, siriaci e albanesi).

Lo scorso anno i funerali li diedero in diretta tv: ricordo nello stadio gremito alla presenza del primo ministro Erdoğan grande sostenitore della squadra del Fener (ed ex calciatore), con il capitano Alex – brasiliano – in lacrime; poi viaggio in traghetto fino a Büyükada, rito in chiesa – con rappresentanze di tifosi di molte squadre, forniti perfino di fumogeni giallo-blu – e tumulazione nel cimitero greco-ortodosso. Ai funerali era presente il ministro per gli affari europei Egemen Bağış, anch’egli tifoso dei canarini.

Già il museo di Büyükada custodiva una sua maglia della nazionale: e quest’estate ha allestito una vera e propria mostra, in programma fino a giugno 2013; non esattamente nel museo (anche al museo prima o poi dedicherò un post intero) che si trova in realtà abbastanza fuori mano, ma nello spazio espositivo – una casa tradizionale in legno, con un grande giardino – nel centro abitato che dà sul porto. Questo è il video dell’affollata inaugurazione da cui ben si comprende la formula della mostra, una serie di pannelli – con grandi riproduzioni fotografiche e schermi per diffondere filmati d’epoca – che illustrano le vicende sportive e umane di Lefter: le umili origini, la vita felice sull’isola, i successi, la fama, i problemi di chi era comunque membro di una minoranza (anche casa sua venne presa a sassate durante il pogrom anti-greco del 6-7 settembre 1955, ma lui non volle mai dire chi era stato), la famiglia, la vita dopo il ritiro con gli amici di sempre, la vecchiaia da ambasciatore del Fenerbahçe; l’abitazione trasformata in archivio e ufficio ospitano invece qualche cimelio – la maglia della nazionale di cui sopra – e dei ritagli di stampa.

Io lo considero un simbolo: della Turchia polifonica – multi-etnica e multi-religiosa – di epoca ottomana, che il nazionalismo estremo ha impoverito di uomini e di risorse; un greco (greco di Istanbul, greco ottomano) – Elefteris/Lefter – capitano della nazionale turca: un giorno spero che sarà di nuovo possibile. L’ingresso alla mostra è assolutamente gratuito.

Per contattarmi:
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3 commenti su “Le mostre a Istanbul, Lefter

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