Le Olimpiadi del 2020 (forse) a Istanbul

Olimpiadi

Istanbul è candidata a ospitare i Giochi olimpici del 2020. E’ la quinta volta praticamente di seguito che ci prova, le altre quattro è sempre stata bocciata in partenza; ma stavolta è arrivata almeno in finale, contro Tokyo e Madrid: il Comitato internazionale olimpico (Cio) prenderà la decisione finale a settembre: e nonostante i favori del pronostico siano altrove, la speranza concreta di vincere c’è tutta. Proprio in questi giorni, una delegazione del Cio è stata in città: e politici, uomini d’affari, dirigenti sportivi, giornalisti e volontari si sono mobilitati e prodigati per dar loro la migliore presentazione possibile; sono stati organizzati briefing sui progetti e visite guidate agli impianti già esistenti, con un programma sociale – cene e intrattenimenti vari – di sicuro impatto. E i membri della delegazione sono infatti sembrati del tutto soddisfatti.

A me sinceramente non è piaciuto lo slogan, annunciato dal ministro dello sport e della gioventù – Suat Kılıç – come se dovesse rivelare il quarto segreto di Fatima: “Bridge Together” (“ponte insieme?”), che tra l’altro in inglese non ha neanche troppo senso, giocando su Istanbul come città su due continenti, dell’incontro tra oriente e occidente; e del resto neanche mi piace troppo il logo, concettualmente troppo scontato e graficamente troppo arzigogolato: un tulipano che racchiude il Bosforo e la silhouette della città (preferivo di gran lunga i numeri 1 e 3, tra i 5 che sono stati messi a votazione sul web).

Diciamo che gli argomenti più convincenti sono ben altri: il maestoso piano – già avviato e che verrà integralmente realizzato in ogni caso – per le infrastrutture dei trasporti, soprattutto su ferro, così da consentire tempi di percorrenza rapidi tra le diverse aree della città; l’ambizioso piano per il raddoppio dei posti-letto disponibili per visitatori e turisti: con l’apertura di nuovi alberghi di lusso e di qualità.

Per quanto riguarda gli impianti e le gare, sono state preventivate 7 diverse zone tutte nel perimetro della città metropolitana: quella dello stadio olimpico Atatürk di Başakşehir (già realizzato, zona europea) – più impianti per tennis e nuoto – con a fianco il grande villaggio olimpico (da costruire); quella poco distante di Esenler: con sport equestri, basket e nuoto; quelle sul mare di Marmara, di Ataköy e Yedikule: con palazzetto per basket e pallamano, impianti per scherma e arti marziali, velodromo e strutture per le gare di nuoto di fondo e triathlon; quella di Taksim: con lo stadio per il rugby e l’impianto per il sollevamento pesi; quella della foresta di Belgrado: per tiro, ciclismo e canoa-kayak; infine quella sul Bosforo, sulla sponda asiatica nella zona della stazione ferroviaria di Haydarpaşa (LEGGI ANCHE: Le stazioni di Istanbul, Haydarpaşa) per canottaggio, pallavolo (anche beach) e un nuovo grande stadio da 100.000 posti – ha fatto già storcere la bocca a molti – per ospitare esclusivamente le cerimonie di apertura e chiusura, oltre che la maratona.

Il progetto complessivamente mi piace, penso che la Turchia sia in grado di ospitare una manifestazione prestigiosissima come le Olimpiadi: anche perché – come ha sottolineato il premier Erdoğan nel suo indirizzo alla delegazione del Cio – “Istanbul è una città generosa, che condivide con tutti la sua bellezza, la sua ricchezza, i suoi valori [di fratellanza]“.Per contattarmi:
giuse.mancini@gmail.com
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