I libri su Istanbul, Les Désenchantées (di Pierre Loti)

L’ho letto un paio di settimane fa, ma avevo deciso di non parlarne sul blog: per il semplice fatto che del romanzo Les Désenchantées (“Le disincantate”) di Pierre Loti non è mai stata fatta una traduzione in italiano; però, ho scoperto che è appena uscita – praticamente un secolo dopo la precedente – quella dell’altro romanzo di ambientazione istanbuliota dello scrittore francese, Aziyadé: se non hanno messo in programma quella di Les Désenchantées, magari provo a sollecitarli anche io. E ne varrebbe la pena, si tratta di un lavoro più maturo – scritto quasi 30 anni dopo, in effetti – di Aziyadé: più riuscito, più denso nella trama, più ricco nel linguaggio, più piacevole da leggere.

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Di cosa si tratta, lo ha già spiegato in uno dei primi post del blog, un anno fa: quello dedicato al libro Evadées du harem. Affaire d’état et féminisme à Costantinople, 1906 e alla collina di Pierre Loti a Eyüp. Un libro – così scrivevo – che “parla delle avventure e disavventure di due giovani turche – ma per metà francesi – che decidono di abbandonare il velo e l’harem per trovare la libertà e l’amore a Parigi. Nella loro scelta, è stata decisiva l’influenza del celebre Pierre Loti, al secolo Julien Viaud: francese, ufficiale navale, romanziere, viaggiatore, turcofilo, cittadino a intermittenza di Istanbul.” Il romanzo non parla dell’avventurosa fuga, ma dei ripetuti – e clandestini – incontri tra Loti e tre fanciulle velate: le due turche, una terza che si spaccia anch’essa per turca – dalla vita tormentata – e che è invece francesissima; insomma, a Loti lo mettono in mezzo: con l’obiettivo, solleticandone la vena artistica e provocandone l’indignazione, di fargli scrivere un libro sulla condizione infelice delle donne – ricche, in questo caso – dell’harem. Il problema di fondo, ancorato nella realtà e non frutto di fantasie sensualmente orientaliste, è il contrasto eclatante tra l’educazione di stampo europeo ricevuta e la mancanza di libertà nelle proprie scelte: soprattutto in tema matrimoniale.

Il piano è andato a buon fine, il libro è uscito all’inizio del 1906 e ha avuto un enorme successo; a Loti, invece, non è mai stato detto nulla sulla reale identità della teza donna velata: anzi, gli è stato fatto credere che la terza donna velata si era suicidata per amore (la sua lettera strappalacrime, in punto di morte, è stata integralmente trasfusa nel romanzo).

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