Vietato parlare francese in Turchia?

Mi accingo a scrivere una dura e sconsolata recensione di Atatürk addio. Come Erdoğan ha cambiato la Turchia: un recente volumetto scritto da Marco Guidi che – come già evidenziato in una prima anticipazione sul blog – pecca per superficialità, per riduzionismo da scontro di civiltà (la complessità del reale deformata ad alternativa binaria tra islamismo e laicità), per abbondanza di notizie fasulle.

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Come a pagina 30, dove sostiene che “la Turchia è […] soggetta a una sorta di rivoluzione culturale, che tende a riportarla nell’alveo del sunnismo più consolidato e tradizionale”; ne sarebbe prova la “volontà di eliminare dal vocabolario le parole derivate da lingue europee, sostituendole con termini turchi o, in mancanza, arabi e persiani“.

Ora, come ho anche scritto in passato il francese – è proprio al francese che si riferisce l’autore di Atatürk addio – è presente nella lingua turca con migliaia di parole, trascritte foneticamente (stessi suoni del francese, grafia diversa). Ma questa “volontà di eliminar[lo]”, da dove salta fuori? Quali sono i riscontri? Davvero non capisco!

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Cioè, è una supposizione di Guidi? Visto che è stato Atatürk a eliminare dal turco le parole di origine araba e persiana e che Guidi ha deciso che c’è in atto una controrivoluzione contro Atatürk… queste parole verranno introdotte di nuovo? E per di più verranno eliminate – da Erdoğan in persona – le migliaia di origine francese? Ha fatto tutto lui, insomma: esponendosi a una figuraccia epocale!

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