L’Istanbul Modern di Renzo Piano

Evvabbè: ogni pretesto è buono pur di demonizzare il governo turco, strumentalizzando lo strumentalizzabile e andando persino oltre! La causa scatenante di nuovi articoli diffamatori – e da anni mi chiedo perché le istituzioni di Ankara non prendano provvedimenti! – è la demolizione del vecchio Centro culturale Atatürk (AKM), che verrà rimpiazzato da un nuovo e omonimo centro molto più moderno e accogliente: ne parlerò prestissimo, in un post apposito.

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I soliti noti si sono ovviamente scatenati: e c’è un articolo intero, in cui i fatti sono selezionati ad arte e la realtà è ribaltata, che mi toccherà confutare interamente. Comunque, in questo articolo – per l’appunto, prende le mosse dalla demolizione dell’AKM si dice anche: “Vita nuova anche per la Istanbul Modern, le cui collezioni sono state temporaneamente trasferite nel quartiere di Beyoglu e che farà parte del nuovo complesso che sorgerà a Karaköy, sulla sponda europea del Bosforo. Si chiamerà Galataport e vi parteciperanno i più importanti nomi dell’architettura internazionale. L’ennesimo maxi progetto destinato a cambiare il volto della città, ma soprattutto ad affermare la forza del nuovo ordine costituito.

Ma in cosa diavolo consisterebbe “la forza del nuovo ordine costituito”? Ma è possibile che sui quotidiani italiani si debbano leggere frasi sgangherate e incomprensibili come questa, solo perché chi l’ha scritta è una paladina del pregiudizio anti-islamico?

Soprattutto, è possibile che sulla stampa italiana si faccia riferimento al nuovo Istanbul Modern senza spiegare che il progetto per il nuovo e avveniristico museo è stato affidato a Renzo Piano? No, dico: ma Renzo Piano è “nuovo ordine costituito” (nel senso di “islamizzazione” bla bla bla)? Perché a me questo sembra qualcosa di molto positivo, un progetto per rendere Istanbul sempre più moderna: e invece viene utilizzato per dimostrare che il governo turco distrugge la cultura. Vergogna! In foto, comunque, il rendering preliminare diffuso lo scorso anno.

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