Lo shopping a Istanbul, il “mercato delle donne” di Fatih

Due settimane fa ho raccontato la mia esperienza – non particolarmente entusiasmante – al “mercato del mercoledì” nel quartiere di Fatih, al centro della penisola storica. In effetti, pensavo che quel gigantesco mercato settimanale – il Çarşamba pazarı (“mercato del mercoledì” per l’appunto) – fosse quello anche noto come “mercato delle donne”, kadınlar pazarı; in realtà, si tratta di due mercati separati, diversissimi tra loro per caratteristiche anche se piuttosto vicini: e a mia discolpa c’è il fatto che le donne – le massaie, le avrebbe chiamate Mike Bongiorno – le ho viste nel primo ma non nel secondo.

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In ogni caso, il “mercato delle donne” si trova praticamente sotto l’acquedotto di Valente (originale romano): ai piedi della collina su cui è stata eretta la moschea di Fatih (dove in epoca bizantina sorgeva la basilica dei Santi Apostoli), attorno a una stradina interna parallela all’Atatürk Bulvarı che – passando sotto l’acquedotto – congiunge il Corno d’oro al mare di Marmara. Anzi, i caffé d’angolo sfruttano proprio alcune arcate minori per sistemare i loro tavolini: çay en plein air!

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Il mercato è ormai formato da veri e propri negozi, le bancarelle sono rare; la particolarità è la provenienza geografica dei rivenditori e delle merci (solo alimentari), l’est della Turchia, ben evidente nei dialetti dei commercianti come nelle insegne che richiamano – magari con nostalgia – i luoghi d’origine: Diyarbakır, Erzurum, Siirt, Van. Le carni, i formaggi, le spezie, il miele: arrivano quotidianamente, sono destinati agli emigranti anatolici arrivati in città a partire dagli anni ’50 e ’60.

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L’atmosfera è rustica, il livello socio-economico modesto. In effetti ci ha colpito in negativo il modo piuttosto disinvolto di esporre le cibarie: all’aria aperta e senza protezione, continuamente preda di mani e insetti indiscreti (le api nel miele: figuriamoci!); eravamo partiti con l’idea di far man bassa di formaggio di Van, quello con le erbe usato per la ricca colazione turca, ma abbiamo desistito. Alcune scene sono anche un po’ splatter: i montoni interi ma senza testa, che gocciolano sangue! In compenso, i ristoranti che interrompono la progressione di negozi sono raccomandatissimi: cucina dell’est, cucina essenzialmente di carne; troverò presto l’occasione per andarci, ne parlerò poi sul blog.

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