Mamma mia, che ossessione!

E’ qualcosa che detesto, qui in Turchia. La pessima abitudine locale di utilizzare l’espressione “Mamma mia!” come sinonimo di italiani e italianità, soprattutto quando si parla di cucina.

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E non solo, però: perché la prima foto che vedete è quella di un annuncio di chi si offre per dare lezioni d’italiano. Cosa c’è di meglio, per dimostrare le proprie competenze linguistiche, di scriverlo a carattere cubitali?

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Ma me la prendo anche con gli italiani che per ragioni di marketing – o perché semplicemente troppo accondiscendenti – si prestano a questo massacro: con Eataly, o con l’Istituto italiano di cultura che ha presentato questo libro. Ennò, avrebbero dovuto dirle: “o cambi titolo, o quel libro da noi non entra!” Essù, un minimo di dignità!

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Ma c’è anche una campagna pubblicitaria dei supermercati Migros e Macro (quest’ultimo, il top per l’enogastronomia di qualità), con aggiunta di tricolore, di cui non ho però immagini; e questo negozio – scarpe e borse – di Ankara (non ci sono stato, la foto è presa da Internet). Qui non è questione di made in Italy contraffatto, ma di stereotipi fastidiosi; non dico di prendersela più di tanto: ma provare a scoraggiarli, quello sì!

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