La Istanbul “islamizzata” di Marco Ansaldo

[La Turchia], a guardarla trasformarsi, si avvicina a tappe spedite all’Iran e agli Emirati arabi uniti.” Dove potete leggere questa solenne sciocchezza? Su qualche sitarello islamofobo o di bufale? Su Imola Oggi? Sul Corsaro della Sera? Sul GioMale? No, su di un quotidiano mainstream – con centinaia di migliaia di lettori al giorno – come Repubblica. In più ad averlo scritto non è qualche intellettuale da strapazzo che – sfruttando la finestra di visibilità sulla Turchia – ha magari voluto farsi pubblicità per il suo ultimo romanzo con un po’ di sensazionalismo un tanto al chilo; no, ad aver scritto questo scempio è Marco Ansaldo, invitato di punta del quotidiano, vaticanista e da almeno un paio di decenni anni osservatore assiduo della Turchia, con persino delle monografie all’attivo.

MarcoAnsaldo

Il titolo dell’articolo è tutto un programma, “Turchia, gli ultrà dell’Islam a Istanbul: Ora tutte le donne avranno il velo“. Ed è in assoluto il più sconclusionato, fuorviante e indisponente che ricordo di aver letto. Visto che Ansaldo conosce la materia, scritto in evidente malafede. La tesi è semplice: Erdoğan ha sconfitto i golpisti del 15 luglio, adesso Istanbul e la Turchia sono in balia di orde di islamisti fanatici che vogliono imporre la sharia e il cosiddetto “velo islamico” a tutte le donne, proprio come nell’Iran di Khomeini. Ho già parlato di questo punto specifico in questo post: “Velo islamico obbligatorio in Turchia“.

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Poi Ansaldo sciorina una serie infinita di mistificazioni, invenzioni, errori grossolani: piegando la realtà a una visione manichea in cui tutto è bianco o nero (o biondo o nero: vi dirò dopo…), in cui c’è spazio solo per le élites pienamente occidentalizzate o per i fanatici. Niente via di mezzo, neanche una frase per quelle decine di milioni di persone – ed è questo che un giornalista capace e non accecato dai pregiudizi dovrebbe raccontare! – che ormai costituiscono la classe media e il più grande serbatoio di voti dell’Akp del presidente Erdoğan e che cercano l’equilibrio tra tradizione e modernità, tra islam e occidente.

Anche descrivendo gli eventi di questi giorni, la reazione popolare al golpe e le manifestazioni quotidiane per celebrare la vittoria (e lo scampato pericolo), induce a credere che in piazza ci siano chissà quali estremisti: e inspiegabilmente si stupisce del fatto che i sostenitori di Erdoğan sventolino la bandiera nazionale, così come hanno fatto – leader dell’Akp e membri – in questi ultimi 14 anni in cui sono stati al potere in migliaia e migliaia di celebrazioni pubbliche, anche di partito. Sono patriottici come tutti gli altri. E sono state invece le élites kemaliste a tentare di utilizzare il vessillo nazionale in modo esclusivo ed escludente: come se decine di milioni di cittadini turchi, in virtù delle loro posizioni sull’islam, non debbano essere considerati parte della Nazione.

Ansaldo mistifica spudoratamente. Mente. Scrive che Erdoğan ha dichiarato di voler rimodellare a sua immagine e somiglianza – sua e dell’islam – piazza Taksim, simbolo oggi della Turchia repubblicana: ricostruendo le”caserme ottomane” al parco Gezi, chiudendo il centro culturale Atatürk, costruendo una moschea ai margini della piazza. Beh, no: il presidente ha sì dichiarato che vuole riprendere il progetto per la ricostruzione della caserma ottomana di artiglieria al parco Gezi (lo stesso che scatenò le proteste del 2013) e quello che risale già agli anni ’90 per la costruzione di una piccola moschea; ma il centro culturale Atatürk NON verrà chiuso, è già chiuso da anni: verrà demolito e al suo posto verrà costruito – questo ha detto Erdoğan – un grande teatro d’opera. Perché Ansaldo non lo ha scritto? Forse perché l’idea di un teatro d’opera è in contrasto con la sua tesi precostuituita della cosiddetta “islamizzazione”?

Il passaggio più antipatico e sciocco è però quello in cui sostiene che “oggi alle leve del comando sono gli anatolici, i cosiddetti turchi neri delle provincie più interne e lontane; mentre i turchi bianchi della costa, circassi, occhi azzurri, biondi come lo era Ataturk, stanno confinati ai margini dopo aver comandato per tutto il secolo scorso.” Al di là del fatto che ciò non è vero, che più che di totale marginalizzazione dovremmo piuttosto parlare di graduale sostituzione ancora parziale e incompleta: basti pensare alla diplomazia. Ma qui siamo in pieno delirio razzista, all’esaltazione di una razza pseudoariana; e al disprezzo viscerale di tutto ciò che ad Ansaldo non piace. Poi la degna conclusione, in questo monumento di demonizzazione basata su stereotipi e manicheismo, col riferimento a Iran e ad Emirati arabi uniti.

Mi chiedo: ma le autorità turche e i cittadini turchi che risiedono in Italia non dovrebbero almeno protestare?

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