Marco Ansaldo e l’uomo in piedi

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Ho una seria infinita di post arretrati, soprattutto commenti ai peggiori articoli sulla Turchia apparsi in queste due settimane del dopo golpe: ne recupero alcuni particolarmente significativi, prima di tornare alla normalità.

Come ho già raccontato, a distinguersi per i toni apocalittici di sapore islamofobo è stato soprattutto Marco Ansaldo: giornalista di Repubblica che pure conosce bene la Turchia. Insomma, non ignoranza ma pura malafede!

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Dopo il suo articolo delirante, in cui ha fatto credere ai lettori che in Turchia il”velo islamico” diventerà obbligatorio come in Iran, Ansaldo è tornato all’attacco con un’intervista all’ “uomo in piedi”: l’attore teatrale diventato famoso durante le rivolte antigovernative di piazza nel 2013, per la sua originale forma di protesta in piedi e immobile col volto rivolto verso il centro culturale Atatürk. E’ infatti un kemalista convinto, seguaci delle correnti più estremiste contrarie a ogni possibile manifestazione dell’islam politico (e convinte che, in barba a ogni principio democratico, solo chi ne condivide l’impostazione è degno di ricoprire cariche pubbliche in Turchia). Un vero nostalgico, politicamente parlando.

Di quest’intervista, m’interessa un solo passaggio: quello in cui Erdem Gündüz afferma che “la Turchia sta diventando come un Paese arabo“. Lo aveva scritto anche Ansaldo, del resto, nel suo precedente articolo: “[La Turchia], a guardarla trasformarsi, si avvicina a tappe spedite all’Iran e agli Emirati arabi uniti.” Faccio due osservazioni: la prima, è che con i paesi arabi la Turchia non c’entra nulla (né per storia, né per cultura); la seconda, che Ansaldo e le élites kemaliste utilizzano il riferimento – farlocco – con intento palesemente dispregiativo: l’islam politico è roba da arabi, roba adatta a selvaggi.

Personalmente, ritengo invece che la Turchia diventerà un paese migliore solo quando questa mentalità estremista e antidemocratica verrà sradicata; e che la Turchia verrà meglio compresa all’estero quando i giornalisti la finiranno di utilizzare tale visione estremista come pietra di paragone.

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