Marino Niola, il Don Giovanni e le bufale su Erdoğan

DonGiovanni

Marino Niola è un antropologo, uno dei migliori specialisti – non solo italiani – dell’antropologia del cibo; seguo con grande interesse il suo lavoro. Ha scritto anche un libro su Don Giovanni: e probabilmente in virtù di questo suo studio è intervenuto sul Venerdì di Repubblica – non ho letto l’articolo, ma ne ha fatto un sunto sulla sua bacheca di Facebook – per parlare di un apparente episodio di autocensura subito dall’opera di Mozart.

Come denunciato da Italia Oggi e poi dal Fatto – non so sinceramente se hanno ripreso articoli apparsi sulla stampa tedesca (magari satirici?) – un verso del libretto di Da Ponte sarebbe stato cambiato per non scatenare le ire funeste del presidente Erdoğan: o così le conquiste “in Turchia” del seduttore maschile per antonomasia sono diventate “in Persia”. Beh, no: si tratta di una bufala colossale e anche un po’ idiota, visto che da tempo immemore la traduzione tedesca dell’originale italiano – per ragioni esclusivamente metriche – ha introdotto questo cambiamento (e il testo in inglese, ad esempio, è ancora più divergente). Qui trovate un bell’articolo in cui si smaschera la bufala:Il Don Giovanni rispettoso di Erdogan“. 

Ho fatto più volte presente l’errore – grossolano, maldestro – sia al professor Niola, sia a dei commentatori inferociti contro la sottomissione all’islam che questo gesto dimostrerebbe (già…): per tutta risposta, Niola mi ha cancellato dalla lista dei suoi “amici” di Facebook. Evvabbè…

Ma il punto è un altro: il fatto, cioè, che la campagna di demonizzazione contro il presidente turco – in Italia, particolarmente virulenta – sta contagiando persino persone valide e preparate come il professor Niola.

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